TITOLI SOVRANI DEL GRANDUCATO DI TOSCANA

Il titolo di Duca di Firenze concesso ai Medici nel 1531 dall’Imperatore Carlo V e sua trasmissibilità.

Il primo documento con il quale viene assegnato ad un Medici il titolo ducale di Firenze è il Diploma dell’Imperatore Carlo V° del 1531. Con questo documento viene conferita ad Alessandro de’ Medici l’investitura di Duca di Firenze, titolo da trasmettersi ai suoi discendenti diretti oppure agnati, cioè ai parenti maschi più prossimi della famiglia Medici. ( ASF-trattati internazionali1/c. Codicetto con verbale adunanza). La frase che documenta la trasmissibilità del titolo così cita testualmente: “ Declaramus (Dux n.d.r.) Alexander de Medicis…eius filij heredes et successores ex suo corpore discendentes masculi ordine prima genitura semper servato et illis deficientibus qui proximior masculos ex ipsa mediceorum familia erit, et sic successionem usque in infinitum iur primo genitura servato, sic atque esse debeat dicta Reipublica Florentina gubernii status atque, regiminis caput et sub eius precipua cura et proteptioni ipsa Civivitas et Republica. Cum universo eius Status et Dominio regatur,manutenentur et conservetur…”

Dopo l’assassinio del Duca Alessandro avvenuto il 6 gennaio 1536 per mano del suo cugino “Lorenzaccio”, il quale per detto delitto fu poi escluso dalla successione, si giunse alla formazione del breve imperiale del 1537 con il quale l’Imperatore Carlo V°, dopo aver escluso dalla successione anche Giulio de’Medici figlio del Duca assassinato a causa della sua tenera età,  confermò la validità del diploma precedente soltanto a partire Cosimo de’Medici (di Giovanni della bande nere) e i suoi successori, il quale era cugino di undicesimo grado collaterale del defunto Duca Alessandro.

In questo caso dunque, secondo la formula successoria già prescritta per la trasmissione del titolo, la carica di Duca di Firenze sarebbe tornata al proximior masculos ex ipsa mediceorum familia, soltanto dopo la morte dell’ultimo erede diretto di Cosimo.

Nel breve venne, dunque, espresso un chiaro riferimento al fatto che Cosimo succedeva nel medesimo titolo ducale che era stato dato ai Medici a partire dal primo Duca Alessandro, e quindi si conferma esplicitamente la applicabilità della formula successoria presente nel Diploma Imperiale.

Cosimo mantenne il titolo di Duca di Firenze, a cui si aggiunse poi anche quello di Duca di Siena, fino al 1569, cioè fino a quando il Pontefice Pio V, per mettere fine ad una annosa contesa internazionale che era sorta alcuni anni prima fra Cosimo e il Duca di Ferrara, Don Ercole D’Este, decise di elevare il titolo ducale assegnato ai Medici da Carlo V. I Medici divennero così Gran Duchi e Principi di Toscana.

I titoli di Granduca e Principe di Toscana concessi ai Medici nel 1569 dal Papa Pio V e loro trasmissibilità.

La Bolla di conferimento del titolo granducale venne firmata dal Papa Pio V il 27 agosto 1569 all’insaputa dell’Imperatore Massimiliano II°, del Re di Spagna e perfino dello stesso collegio dei Cardinali ( ASF-Trattati internazionali VII). In essa si fa più volte un chiaro riferimento al precedente Diploma concesso da Carlo V ai Medici, nonché alle molte virtù e pregi politici di Cosimo, e si afferma con autorità che il Duca Cosimo(“…Cosmus Ducem” e tutti i suoi successori che di tempo in tempo sarebbero stati Duchi di Firenze (“Eiusque successores pro tempore exisistentes Duces perpetuis futuris temporibus”…), vengono ora elevati (..”Extollimus et amplificamus”…) in Granduchi e Principi di Toscana(…”in Magnos Duces t Principes provinciae Ethruriae”..)

Nella bolla di Pio V veniva dunque elevato il titolo ducale già dato ai Medici da Carlo V, titolo al quale si fa più volte riferimento nel testo del decreto, e veniva altresì confermato l’ordine successorio stabilito da Carlo V.

Riguardo all’ordine successorio infatti, la Bolla papale di Pio V precisa che avranno diritto ai titoli granducali tutti coloro che avrebbero avuto il diritto a divenire Duchi di Firenze (Eiusque successores pro tempore existentes Duces perpetuis futuris temporibus”), ovvero tutti coloro che avrebbero potuto succedere nel titolo granducale secondo l’ordine successorio che era stato stabilito nel Diploma di investitura ducale dato da Carlo V ai Medici.

Anche nella Bolla di Pio V, dunque, analogamente a quanto fu previsto da Carlo V per il caso di estinzione della linea dinastica di Alessandro, i titoli spettano al (“proximior masculo ex ipsa medicea familia”, in caso di estinzione della linea di Cosimo, proprio come era accaduto  nel momento in cui Cosimo successe ad Alessandro. Il Papa scrivendo “Eiusque successores pro tempore existentes Duces” fece un riferimento esplicito all’ordine successorio stabilito da Carlo V che comprendeva i discendenti diretti e agnati.

Il titolo di Granduca di Toscana concesso ai Medici nel 1576 dall’Imperatore Massimiliano II e la disputa tra Chiesa e Impero.

Quando l’Imperatore Massimiliano II° conferì a sua volta, il 26 gennaio 1576, il titolo granducale a Francesco I° de’ Medici, figlio di Cosimo, (ASF trattati internazionali VIII), egli confermò, come aveva già fatto papa Pio V, l’ordine successorio stabilito da Carlo V°.

E’ scritto, infatti, nel diploma imperiale di investitura:…”Franciscum Medicem  et eius discendentes in infinitum masculos legitimos et naturales, ac illis deficientibus,vel non exstantibus, proximiores masculos ex medicea familia in perpetuum, ut supra omnes tanta successores ordine ac iure primigenij in Magnos Duces Hetruriae eorum locorum, que ibidem ipse dux Franciscus..”

Questo secondo titolo granducale fu necessario per placare l’ira dell’Imperatore e del re di Spagna che avevano giudicato il titolo granducale dato dal Papa Pio V a Cosimo come un offesa all’autorità imperiale stessa, la sola che, secondo loro, avrebbe avuto la necessaria autorità per conferire ai Medici titoli dinastici, come quelli loro assegnati da Pio V.

Infatti l’Imperatore giudicava la libera Toscana come un feudo imperiale, e riteneva pertanto che solo l’autorità dell’Imperatore, e non quella del Papa potesse conferire ai Medici un titolo autorevolissimo come quello granducale.

Fu dunque stabilito, d’accordo con il Pontefice, che nel diploma Imperiale non si facesse alcuna menzione al titolo granducale che era stato dato precedentemente  Cosimo I, perché non apparisse che Francesco, accettando la concessione imperiale, rinunziasse a quella che gli era stata data dal papa Pio V.

Lo storico Domenico Moreni riferisce in Incoronazione del Duca Cosimo Medici in Gran Duca di Toscana, Firenze stamperia Magheri, 1819, pag. 60, che fu anzi stabilito fra i Medici e il Papa di sottoscrivere un accordo, che rimase poi privato, in cui Francesco esprimesse di accettare la concessione imperiale solo per “emanciparsi dalle molestie procurategli dall’Imperatore, e non già per desistere di valersi delle grazie compartitegli dalla santa Sede, delle quali Cosimo suo genitore, ed egli non avevano mai intermesso l’uso, ed anche l’istesso avrebbero fatto i suoi successori.

Il titolo di Granduca di Toscana concesso ai Lorena nel 1737 dall’Imperatore Carlo VI e sua trasmissibilità.

Nel 1737, l’Imperatore Carlo VI, a seguito delle note vicende storiche che precedettero la presa di potere nel Granducato da parte della Dinastia Lorenese, tradì formalmente la parola data ai Medici nel 1576 dal suo predecessore Massimiliano II°, e tolse a Casa Medici la Toscana per assegnarla agli Asburgo Lorena. A tale scopo l’Imperatore sottoscrisse un nuovo titolo Granducale in cui si affermava che Francesco Stefano di Lorena, suo genero, sarebbe divenuto Granduca di Toscana alla morte dell’ultimo discendente di Cosimo I° de’ Medici, ovvero del Granduca Gian Gastone. Con quest’atto l’Imperatore abolì, come viene peraltro evidenziato nel documento, ogni diploma di investitura granducale concesso ai Medici dai suoi predecessori: Carlo V e Massimiliano II.

Nei confronti dei Medici l’Imperò mancò, dunque, di parola. Fu consumato un autentico tradimento, un atto che, riconosciuto pubblicamente, avrebbe compromesso la credibilità della stessa istituzione imperiale. Carlo VI preferì, dunque disconoscere l’esistenza di altri rami agnati medicei  che avrebbero avuto diritto al trono granducale e sostenne la falsa tesi che l’intera dinastia Medicea si sarebbe estinta dopo la morte del granduca Gian Gastone,

In assenza di mezzi di informazione e di comunicazione alternativi, fu poi gioco facile, per il dominante apparato statale degli Asburgo, far credere che i Medici si fossero veramente estinti. Oltre a un massiccio uso dei canali della propaganda, fu commissionata poi all’archivista Riguccio Galluzzi un importante opera pubblicata nel 1781 con il titolo di “Istoria del Granducato di Toscana sotto il governo di Casa Medici, nella quale non dovevano essere menzionati i diritti alla trasmissione del titolo Granducale spettanti all’agnazione Medicea.

Il titolo granducale che era stato conferito ai Medici dal Papa Pio V fu allora dimenticato, visto che l’Imperatore non lo poteva abrogare apertamente, e la Toscana, che allora possedeva solo un piccolissimo esercito, non poté opporsi alla decisione imperiale di assegnare agli Asburgo Lorena il Granducato. La forza delle armi imperiali prevalse così sulla storia e sulla ragione.

A seguito di questi eventi il Papa ruppe le relazioni diplomatiche con la Toscana lorenese, per riprenderle solo oltre un secolo dopo, e si guardò bene dall’abrogare la validità della Bolla di Pio V, che infatti e tuttora valida per lo Stato della Chiesa. Una bolla papale, infatti, che anche risalga a secoli passati è un documento che conserva valore di legge fintanto che non venga esplicitamente revocata da un atto pontificio della stessa solennità. Nessun Papa fino a oggi ha mai “sbollato” la Bolla di Pio V ed essa conserva, pertanto, tutti i suoi effetti giuridici.

 

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