Tradizioni della Nobiltà e Cittadinanza Generosa Medicea

TRADIZIONI NOBILIARI

Per tradizioni nobiliari dei membri della Nobiltà e Cittadinanza Generosa Medicea  si intende l’esercizio costante delle  attività sotto elencate  che in ogni tempo furono svolte, oppure sono tuttora svolte, dai membri  iscritti nell’Albo d’Oro della Nobiltà e Cittadinanza Generosa Medicea .

1-L’uso pacifico continuato, sia in pubblico che in privato da parte di tutti i membri della famiglia, di un  titolo Nobiliare concesso o confermato  dalla Casa Granducale Medicea di Toscana ed eventualmente  confermato o rinnovato da altra Casa Reale regnante sul territorio Italiano.

2-L’uso da parte di alcuni avi, oppure di membri attuali del Casato, dei titoli e distinzioni cavalleresche  di santo Stefano conferite dai Granduchi di Toscana regnanti della Casa Medici o dal Gran Maestro di altro Ordine Equestre Nobile.

3- L’utilizzo regolamentato dalle leggi araldiche dello stemma nobiliare  o di Cittadinanza Generosa del casato per decorare e/o contraddistinguere con frequenza o meno beni immobili, beni mobili oppure oggetti di proprietà personale oppure familiare.

4- L’usanza tradizionale di trascrivere  i nominativi personali, quello degli  eventuali discendenti, degli ascendenti o dei parenti  in pubblicazioni o elenchi che permettono di annotare le genealogie delle famiglie, oppure in tavole genealogiche,  monografie , siti web, archivi  o altro.

5- L’usanza tradizionale di aggiornare  oppure semplicemente di  conservare o accedere ad un archivio familiare privato oppure pubblico contenente notizie e documenti riguardanti la storia della casata.

6- L’usanza tradizionale da parte di almeno uno dei membri della famiglia di conservare, tutelare e valorizzare, eventualmente anche insieme  ad altri membri del casato, un patrimonio di famiglia costituito da beni mobili e immobili  di varia natura

7- L’usanza tradizionale da parte di almeno uno dei membri della famiglia di conservare una o più dimore  di famiglia che tutti i membri del casato contribuiscono od hanno contribuito a tutelare e valorizzare anche come luoghi legati a leggende, storie, folklore, usi, tradizioni, eccetera.

8- L’usanza tradizionale da parte di tutti i membri della famiglia di ascrivere al prestigio e alla notorietà della propria famiglia un luogo, oppure una dimora di residenza della stessa, ove essa eserciti oppure abbia esercitato in passato con magnanimità un ruolo di supremazia economica e sociale.

9-La pratica da parte di almeno uno dei membri della famiglia di occuparsi della tutela e della valorizzazione di attività, interessi e bisogni umani della collettività svolgendo pubblicamente opere di protezione delle Arti, delle Scienze delle Lettere e concorrendo politicamente al governo di cose e persone.

10- La pratica da parte di alcuni membri della famiglia, di svolgere  ruoli o  mansioni  di elevato livello professionale, imprenditoriale o finanziario, non solo come imprenditori di attività produttive, professionali o di servizi correlate alle fortune economiche del proprio casato, ma spesso anche soltanto come collaboratori di imprese o società di servizi di proprietà di terzi.

11- La pratica dell’ astensione dallo svolgimento di attività definite in antico come ”arti meccaniche o vili” effettuata in modo costante da parte del Capo di Nome ed Arme della famiglia.

12- La pratica dell’assistenza ai malati e/o i bisognosi effettuata in modo occasionale oppure frequente da parte di almeno un membro della famiglia.

13- La pratica di svolgere attività culturali, effettuata in modo occasionale oppure frequente da parte di almeno un membro della famiglia.

14- La pratica di collezionare beni artistici e culturali di nuova acquisizione oppure già di proprietà del Casato,  effettuata in modo costante da parte di almeno un membro della famiglia.

15-la pratica di tramandare con mezzi orali o scritti la memoria storica del proprio casato, effettuata  in modo costante da parte di tutti i membri della famiglia.

16- La pratica di conservare usi e costumi tipici aristocratici indicanti la ”distinta civiltà” della persona, effettuata in modo costante da parte di tutti i membri della famiglia.

17- La pratica di insegnare alla propria prole di usi e costumi tipici aristocratici indicanti la ”distinta civiltà” della persona, effettuata in modo costante da parte di tutti i membri della famiglia.

18- La pratica di effettuare  una politica matrimoniale adeguata alla salvaguardia del patrimonio e delle tradizioni nobiliari della propria casata, effettuata in modo frequente da parte di alcuni membri della famiglia.

19- La pratica di aderire anche nei tempi attuali   ad ordini cavallereschi ospedalieri e/o dinastici, effettuata in modo occasionale da parte di alcuni membri della famiglia.

20- La pratica di aderire a circoli culturali, sociali o sportivi solitamente riservati ai soli nobili o notabili, effettuata in modo frequente da parte di alcuni membri della famiglia.

21- La pratica di mantenere vive le tradizioni Nobiliari e le Virtù Cavalleresche dei membri  dell’Ordine di Santo Stefano P.M.

22- La pratica di mantenere vive le tradizioni culturali, sociali e politiche nonchè le Virtù Nobiliari dei membri dei Casati toscani insigniti  dei diritti di Cittadinanza Generosa e dei titoli di Gonfaloniere, ecc.

23- La pratica di mantenere vive le attività umanistiche in campo culturale, sociale e politico della Storica Casa Granducale di Toscana

24-La pratica di studiare e tramandare fedelmente la conoscenza della storia autentica della Dinastia Granducale Medicea e delle espressioni culturali, sociali e politiche ad esse correlate.

25- La pratica di studiare, tutelare o valorizzare con animo nobile e generoso le espressioni culturali, sociali e politiche della Dinastia Granducale Medicea di Toscana e/o della Tradizione Popolare Toscana

26- La pratica di rispettare lo “Jus Honorum” (cioè il diritto di premiare il merito e la virtù creando Nobili e Gonfalonieri) spettante al Capo di Nome e d’Arme della Casa Granducale Medicea di Toscana pro tempore esistente, che nei tempi attuali è Sua Altezza Serenissima Ottaviano de’ Medici, Granduca Titolare di Toscana di diritto pontificio*

(*Bolla papale del 27/8/1569, per la concessione del titolo di Granduca a Cosimo 1° de’ Medici ed ai suoi discendenti diretti o collaterali, tuttora valida.)

VIRTU’ CAVALLERESCHE DELL’ANTICA NOBILTA’ MEDICEA

Gli antichi statuti dell’Ordine di Santo Stefano per Carità intendevano tutte quelle attività utili per sovvenire al prossimo,  per  castità coniugale intendevano la pudicizia di non conoscere carnalmente altra donna che la propria moglie e per obbedienza si intendevano l’obbedienza verso i superiori dell’Ordine; inoltre essi prevedevano che il Cavaliere sapesse..”ch’egli fa professione della Milizia di Giesù Christo, e il primo Ufizio del soldato di Giesù Christo, è proporre l’honore di dio a tutte le cose, obbedire a comandamenti della divina Scrittura, servare i precetti della Santa Sede Apostolica, combattere per la Fede Cattolica, osservare la Giustizia, soccorrere i poveri, ricuperare i prigioni di mano degli infedeli e finalmente sottentrare di buona volontà a qualunque pericolo, per difesa della Christiana religione, e per aumento di essa, esporre non che la roba ma la propria vita, e sia per certo, che come i premi saranno uguali ai meriti così le pene saranno uguali ai demeriti.”… (vedi pag.80 degli statuti iniziali dell’Ordine di Santo Stefano. )

Occorre ricordare che l’Ordine Civico Mediceo,  pur cercando di mantenere vivo il ricordo delle virtu’ Cavalleresche dell’Ordine di Santo Stefano P.M attraverso attività culturali che ricordino le gesta degli antichi Cavalieri ,  non ha per statuto finalità cavalleresche o sovversive  e pertanto non svolge la lotta armata agli infedeli per la liberazione dei prigionieiri cristiani ne  la difesa armata della Fede Cristiana che i Cavalieri di Santo Stefano in quanto forze di Marina del Granducato di Toscana.

NOTE STORICHE SUL GRAN MAGISTERO DELL’ORDINE DI SANTO STEFANO P.M.

 

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