“Fons honorum”

Prerogative dinastiche, “Fons honorum”, Sovranità: note storiche e dottrina giuridica.

Come antico insegnamento della Dottrina, la Sovranità, nel suo pieno esercizio, comprende la esplicazione di quattro diritti fondamentali: 1. Lo “JUS IMPERII”, cioè il diritto al comando; 2. Lo “JUS GLADII”, cioè il diritto d’imporre l’obbedienza col comando; 3. Lo “JUS MAJESTATIS”, cioè il diritto di essere onorato e rispettato; 4. Lo “JUS HONORUM”, cioè il diritto di premiare il merito e la virtù.

Secondo lo “studio legale di diritto nobiliare” di Viareggio, che da oltre 10 anni si occupa esclusivamente di diritto nobiliare e di giurisprudenza araldica con lo scopo di difendere i diritti dei Nobili e dei Gran Maestri degli ordini  cavallereschi avanti i tribunali della Corte Superiore di Giustizia Arbitrale, “allorquando un Sovrano viene estromesso dal dominio politico di un territorio, senza che compia alcun atto abdicativo o di acquiescenza al nuovo Ordinamento Politico, Egli subisce una “compressione” nei suoi due diritti, jus imperii e jus gladii, che conserva però come, suol dirsi “in pectore et in potentia”, nella qualità di “ Pretendente al Trono perduto

Detto studio legale, che guidato dal Conte Emilio Petrini Mansi Marchese della Fontanazza Nobile dei Marchesi, Patrizio di Lucca ha ottenuto numerosi riconoscimenti in  Italia e a livello internazionale e  che è composto da iscritti all’albo dei procuratori  legali arbitrali avanti i tribunali civili della Corte Superiore di Giustizia Arbitrale, afferma inoltre nel proprio sito che:

Allorquando un Sovrano viene spodestato Egli conserva, invece, in tutta la loro interezza, l’esercizio degli altri due diritti, jus maiestatis e jus honorum, che costituiscono la sua particolare Prerogativa che va sotto il nome di “FONS HONORUM”, connaturata nella sua funzione sovrana, che si esplica nella facoltà di “CREAR NOBILI ED ARMAR CAVALIERI” negli Ordini Cavallereschi di collazione dinastico-familiare del proprio Casato.

Tale diritto si trasmette “Jure sanguinis” all’infinito, ai propri discendenti, in persona del “Capo di Nome e d’Arme della Dinastia”, onde il principio di diritto pubblico inglese “Rex non moritur” nel senso di perpetuazione dinastico-funzionale di tale Reale Prerogativa.

Storicamente ciò si spiega perché il Sovrano, Monarca Assoluto o Costituzionale, esercita un mandato “per grazia di Dio”; legato al principio teologico “omnis potestas a Deo”; crisma che, per la sua natura divina, non può conoscere limiti.

Il Sovrano, può perdere tali “Prerogative” soltanto in seguito a capitolazione politica, sotto forma di abdicazione, rinuncia, vassallaggio, acquiescenza, il che vien detto “debellatio”.

E’ naturale, infatti, che il territorio, non può essere “soggetto” bensì “oggetto” della Sovranità, in quanto su di esso si esercita la potestà sovrana ed essendo, pertanto, sottoposto a tale potere, non costituisce il potere stesso. Che la sovranità possa essere disgiunta dal territorio, lo conferma, infatti, la posizione giuridica del S.M.O.M.; quella della Santa Sede, dal 1870 al “Concordato”; della “Croce Rossa Internazionale”; un tempo della “Società delle Nazioni”, poscia delle “Nazioni Unite”, come giustamente ebbe ad osservare l’On. Casilinuovo nella relazione alla Legge 3 marzo 1951 n. 178.

Esistono dunque, di fatto, col pieno riconoscimento in campo internazionale, “Personalità Giuridiche Internazionali” assolutamente prive di territorio, come pure “Ordini Sovrani” senza sudditi né territorio.

Afferma precisamente il Bascapè del Sacro Cuore di Milano: “La famiglia principesca già sovrana, mantiene il suo carattere dinastico e il suo Capo” conserva il titolo e gli attributi dell’ultimo Sovrano spodestato, col nome di “Pretendente”.

Tali principi sono confermati da pareri di illustri giuristi, quali S.E. il Dott. Ercole Tanturri, Primo Presidente On. Della Suprema Corte di Cassazione, cui si associarono il Prof. Leonardo Puglionisi, Docente di Dir. Canonico nell’Università di Roma e S. E. Dott. Raimondo Jannitti-Piromallo, allora Presidente di Sezione della Corte di Cassazione (Giornale di Araldica e Genealogia n. 7-12 del dic. 1954) il quale, fra l’altro scrive: “La sovranità è una qualità perpetua, indelebilmente collegata e unita nei secoli a tutta la discendenza di colui che l’ha per primo conseguita o rivendicata e si concretizza nella persona fisica del Capo di Nome e d’Arme della Dinastia, indipendentemente da qualsiasi considerazione o indagine di natura politica, giuridica, morale e sociale che di quest’ultimo possa farsi, e che, come insegna anche la storia, non può assolutamente incidere sulla sua qualità sovrana”.

Aggiunge il Gorino-Causa: “Le onorificenze possono essere conferite anche da chi non gode più in atto della sovranità territoriale. Il Sovrano spodestato, conserva la collazione dei suoi Ordini Gentilizi, mentre perde il Gran Magistero di quelli della Corona, facenti parte del patrimonio dello Stato”. In altri termini, come il Sovrano è titolare di due ben distinti patrimoni economici: quello privato e quello della Corona; parimenti è titolare di due distinti patrimoni araldici: quello dinastico-familiare e quello dello Stato. La perdita della sovranità territoriale importa di conseguenza la perdita di tutto ciò che si appartiene alla Corona ma giammai di ciò che costituisce patrimonio personale sia economico che araldico.

Nella figura del Sovrano spodestato, oltre al legittimo esercizio del Gran Magistero dei suoi Ordini Dinastici, rimane quella speciale, indelebile qualità che lo rende “Fons Honorum”.

Scrive un illustre Magistrato, S.E. il Dott. Ciro Gini, Primo Presidente On della Suprema Corte di Cassazione, in Sentenze della Magistratura italiana pronunciate posteriormente alla Legge 3 marzo 1951: Sarebbe lo stesso che voler inibire ai discendenti di Casa Savoia di conferire l’Ordine della SS. Annunziata o quelli dei SS. Maurizio e Lazzaro, entrambi di pertinenza esclusiva della loro “ Casa già Sovrana “ o ad Otto di Asburgo di conferire l’Ordine del Teson d’Oro che in effetti spesso conferisce a chi gli aggrada.

Non può, invero, dubitarsi sulla qualità di “Pretendente” in Umberto di Savoia, non potendo giammai Egli ritenersi “Sovrano debellato”. E’ notorio, infatti, che Egli, subito dopo il “ Referendum “ del 1946, decise di partire per l’estero senza neppure attendere l’esito della proclamazione ufficiale dei risultati, quale chiaro atto di protesta al mondo come erano state condotte le consultazioni; esplicita manifestazione di non accettare, né riconoscere, il valore giuridico né politico della votazione.

Conformemente dunque alla prevalente autorevole Dottrina, nessuno ha mai dubitato della “Fons Honorum” dei Rappresentanti di antiche Dinastie spodestate, onde, i lontani discendenti della Imperial Famiglia “Angela Flavia” ebbero a concedere numerosi titoli nobiliari, la cui validità non venne mai messa in dubbio dagli Organi un tempo preposti alla loro tutela.

Parimenti, nessuno ha mai dubitato della legittimità di celebri Ordini Cavallereschi, appartenenti a  Dinastie non più regnanti, quali il citato “Toson d’Oro” degli Asburgo oppure l’ “Ordine Costantiniano” della Casa Borbone Due Sicilie, entrambi ambitissimi non meno del Sovrano Ordine Militare di Malta, mentre numerosi sono gli esempi di titoli nobiliari concessi da Sovrani spodestati e pur riconosciuti validi in campo internazionale.

Basta ricordare quelli concessi da Re Ferdinando II di Borbone dall’esilio di Gaeta, riconosciuti dalla Consulta Araldica Italiana; il titolo di Principe di Santa Flavia, concesso dal detto Sovrano, nella euforia della inattesa vittoria riportata su Garibaldi a Caiazzo, all’Ambasciatore di Spagna Don Salvatore Bermuda de Castro e confermato dalla Consulta Araldica con decreto 19 dicembre 1886, alla sua legittima discendente, Donna Maria Bermudes.

Lo stesso Re Vittorio Emanuele II come ci tramanda Raffaele de Cesare ne “La fine di un Regno”  per concedere al Generale Cialdini il titolo nobiliare di “Duca di Gaeta”, chiese preventivamente una esplicita “REFUTA” al Borbone già in esilio, costituendo esso titolo un “appannaggio personale” dell’antico Sovrano.

Innumerevoli sono gli esempi, antichi e contemporanei, di Sovrani decaduti, i quali, pure in esilio e fuori dal proprio territorio si sono avvalsi della prerogativa di nobilitare o concedere onorificenze dei propri Ordini Dinastici: dall’Imperatore Sigismondo, che, nel 1416, a Parigi, pregato dal Re Carlo VI di Francia, creò Cavaliere quel tal Sig. De Signal, onde abilitarlo all’ufficio di Siniscalco a Beaucaire, a S. Luigi Re di Francia, che prigioniero del Sultano Maleth, creò cavaliere un suo favorito, servitore musulmano, a condizione della preventiva conversione al cattolicesimo.

Passando ai tempi moderni, ricordiamo il Granduca Cirillo che, proclamatosi Capo della Dinastia Romanoff, dopo l’eccidio di Ekaterinemburg, concesse a Matilde Fejxejevna, moglie del fratello Granduca Andrea, il titolo di Principessa Kransinka ed a Natalia Cerenetovski, moglie dell’altro fratello Granduca Michele, il titolo di Principessa Broso; ad entrambe, il trattamento di Altezza Serenissima; Re Vittorio Emanuele III, il quale, riconobbe la legittimità del conferimento del titolo di “ Duca di Danarca “ (Cipro) concesso dall’esilio, dal Re di Spagna, al Marchese Torres; Re Leopoldo del Belgio che, pur in stato di prigionia, concesse alla consorte, il titolo di Principessa de Rety, col trattamento di Altezza Reale, Re Carol di Romania che, dal lontano esilio in Brasile, concesse alla Sig.na Magda Lupescu, il titolo di Principessa Reale di Romania col relativo trattamento di Altezza.

Persino la Repubblica di San Marino ha riconosciuto la qualità principesca della Dinastia Canusiana, alla quale appartenne la celebre Contessa Matilde.

Titoli tutti pienamente riconosciuti in campo internazionale, pur essendo concessi da Sovrani non più nell’effettivo esercizio del loro potere politico.

Di tali premesse dottrinarie e di diritto internazionale, si pervenne in Italia a numerose affermazioni in campo giurisprudenziale, con sentenze civili e penali, passate in giudicato, con le quali veniva riconosciuta la qualità sovrana di alcuni Gran Maestri di notissimi Ordini Indipendenti, ritenuti, pertanto,  soggetti di Diritto Pubblico Internazionali” e non compresi quindi nel divieto dell’art. 8 della Legge che prevedeva “Enti, Associazioni e privati”.

Con l’abolizione degli speciali Organi un tempo preposti alla tutela dei titoli nobiliari, OGGI, L’UNICA AUTORITÁ CHIAMATA A DECIDERE IN MATERIA È LA MAGISTRATURA, la quale provvede alla delibazione delle decisioni emesse dai Tribunali Arbitrali. Questa l’ “accertamento del titolo e della successione” deve applicare l’Ordinamento 5 luglio 1896 n. 314 , essendo stata abolita dalla Costituzione tutta la Legislazione araldica posteriore al 28 ottobre 1922 ( § XIV Transitorie ), della quale sopravvive solamente l’Ordinamento 7 giugno 1943 n. 651.

I Principi, Capi di Nome e d’Arme delle Case ex Regnanti, sono nel pieno, legittimo e giuridico possesso delle “ Prerogative Dinastiche” consistenti nella “FONS HONORUM”, per cui, possono validamente concedere titoli nobiliari, con o senza predicati, relativi ai loro ex domini, nonchè onorificenze degli Ordini Cavallereschi di loro collazione dinastico- familiare.

Fermo restando la indiscriminata facoltà di “accettazione” di tali onorificenze e di quelle concesse da “Stati Esteri”, da parte dei cittadini italiani, ne è consentito dei medesimi un “uso limitato”, in mancanza della prevista autorizzazione da parte del Ministro degli Affari Esteri, nei rapporti “privati in pubblico”, col solo obbligo della specificazione del grado e dell’Ordine di appartenenza, salvo ad ottenerne l’autorizzazione per un più completo uso ufficiale.

Per consolidata Giurisprudenza, dalla legittimità dell’acquisto deriva la legittimità dell’uso dei Titoli, come espresso dalla Sentenza del Pretore di Napoli Dottor Tullio CHIARIELLO, Nr. 2230 del 2 febbraio 1942. “

“Entità Sovrane prive di territorio” che godono di fons honorum

L’assemblea delle Nazioni Unite, accogliendo il 24/08/1994 l’Ordine di Malta quale membro osservatore permanente, ha poi  definito genericamente l’Ordine  come una “entità Sovrana priva di territorio”, così come parimenti lo hanno fatto anche altri nel definire lo “status” particolare dell’Ordine.

Alla luce delle considerazioni giuridiche sopra citate, nonchè per analogia di termini e di significato, è dunque corretto definire modernamente  tutte le Case Sovrane già regnanti attualmente esistenti come  delle “Entità Sovrane prive di territorio , ancorchè esse non abbiano tuttavia mai richiesto, oppure ottenuto, la qualifica di membro osservatore dell’Assemblea delle Nazioni Unite.

Oltre al Celebre Ordine di Malta, oggi è quindi corretto definire nel linguaggio comune “entità sovrane prive di territorio” anche le circa ottomila famiglie esistenti al mondo che in varie epoche regnarono  sui propri territori.

In Italia, a parte i SAVOIA ed I BORBONI e i MEDICI, esistono Case Sovrane di assodata validità, storicità e riconoscimento giuridico che, godendo tramite sentenze  delle  prerogative dinastiche sopra citate nonchè della “fons honorum”", sono dunque definibili nel linguaggio comune come “entità sovrane prive di territorio”.

Fra queste si possono ricordare:

SAVOIA AOSTA

ASBURGO-LORENA

ASBURGO d’AUSTRIA

ESTE BORBONE-PARMA

AMOROSO COMNENO ANGELO FLAVIO LASCARIS PALEOLOGO D’ARAGONA Sentenze Amoroso

PATERNÒ CASTELLO CARCACI AYERBE D’ARAGONA

PATERNÒ CASTELLO DI CARCACI VALENCIA E SARDEGNA Sentenze Paternò

D’ALTAVILLA d’HAUTEVILLE SICILIA-NAPOLI     Sentenze D’Altavilla

LAVARELLO LASCARI PALEOLOGO COSTANTINOPOLI SERBIA  Sentenze Lavarello

LA BRUNA ANGELO DUCAS LASCARIS DI COSTANTINOPOLI  Sentenze La Bruna

NEMAGNA PALEOLOGOSentenze Nemagna

FOCAS FLAVIO ANGELO DUCAS COMNENO GAGLIARDI DE CURTIS Sentenze De Curtis

NAVIGAIOSI DI LEMNOS Sentenze Navigaiosi di Lemnos

Il riconoscimento della Sovranità

Come fanno un territorio, oppure una “entità Sovrana priva di territorio”,ovvero una Casa sovrana ex regnante, a diventare uno stato riconosciuto?

Al momento non esiste alcun percorso giuridico chiaro per ottenere il riconoscimento della sovranità statale da parte della comunità internazionale.

Nel link in descrizione troverete su questo argomento alcune interessanti considerazioni tratte da un giornale on line .

Prerogative dinastiche, “Fons honorum”, Sovranità

-note storiche e dottrina giuridica-.

Come antico insegnamento della Dottrina, la Sovranità, nel suo pieno esercizio, comprende la esplicazione di quattro diritti fondamentali: 1. Lo “JUS IMPERII”, cioè il diritto al comando; 2. Lo “JUS GLADII”, cioè il diritto d’imporre l’obbedienza col comando; 3. Lo “JUS MAJESTATIS”, cioè il diritto di essere onorato e rispettato; 4. Lo “JUS HONORUM”, cioè il diritto di premiare il merito e la virtù.

Secondo lo “studio legale di diritto nobiliare” di Viareggio, che da oltre 10 anni si occupa esclusivamente di diritto nobiliare e di giurisprudenza araldica con lo scopo di difendere i diritti dei Nobili e dei Gran Maestri degli ordini cavallereschi avanti i tribunali della Corte Superiore di Giustizia Arbitrale, “allorquando un Sovrano viene estromesso dal dominio politico di un territorio, senza che compia alcun atto abdicativo o di acquiescenza al nuovo Ordinamento Politico, Egli subisce una “compressione” nei suoi due diritti, jus imperii e jus gladii, che conserva però come, suol dirsi “in pectore et in potentia”, nella qualità di “ Pretendente al Trono perduto

Detto studio legale, che guidato dal Conte Emilio Petrini Mansi Marchese della Fontanazza Nobile dei Marchesi, Patrizio di Lucca ha ottenuto numerosi riconoscimenti in Italia e a livello internazionale e che è composto da iscritti all’albo dei procuratori legali arbitrali avanti i tribunali civili della Corte Superiore di Giustizia Arbitrale, afferma inoltre nel proprio sito che:

Allorquando un Sovrano viene spodestato Egli conserva, invece, in tutta la loro interezza, l’esercizio degli altri due diritti, jus maiestatis e jus honorum, che costituiscono la sua particolare Prerogativa che va sotto il nome di “FONS HONORUM”, connaturata nella sua funzione sovrana, che si esplica nella facoltà di “CREAR NOBILI ED ARMAR CAVALIERI” negli Ordini Cavallereschi di collazione dinastico-familiare del proprio Casato.

Tale diritto si trasmette “Jure sanguinis” all’infinito, ai propri discendenti, in persona del “Capo di Nome e d’Arme della Dinastia”, onde il principio di diritto pubblico inglese “Rex non moritur” nel senso di perpetuazione dinastico-funzionale di tale Reale Prerogativa.

Storicamente ciò si spiega perché il Sovrano, Monarca Assoluto o Costituzionale, esercita un mandato “per grazia di Dio”; legato al principio teologico “omnis potestas a Deo”; crisma che, per la sua natura divina, non può conoscere limiti.

Il Sovrano, può perdere tali “Prerogative” soltanto in seguito a capitolazione politica, sotto forma di abdicazione, rinuncia, vassallaggio, acquiescenza, il che vien detto “debellatio”.

E’ naturale, infatti, che il territorio, non può essere “soggetto” bensì “oggetto” della Sovranità, in quanto su di esso si esercita la potestà sovrana ed essendo, pertanto, sottoposto a tale potere, non costituisce il potere stesso. Che la sovranità possa essere disgiunta dal territorio, lo conferma, infatti, la posizione giuridica del S.M.O.M.; quella della Santa Sede, dal 1870 al “Concordato”; della “Croce Rossa Internazionale”; un tempo della “Società delle Nazioni”, poscia delle “Nazioni Unite”, come giustamente ebbe ad osservare l’On. Casilinuovo nella relazione alla Legge 3 marzo 1951 n. 178.

Esistono dunque, di fatto, col pieno riconoscimento in campo internazionale, “Personalità Giuridiche Internazionali” assolutamente prive di territorio, come pure “Ordini Sovrani” senza sudditi né territorio.

Afferma precisamente il Bascapè del Sacro Cuore di Milano: “La famiglia principesca già sovrana, mantiene il suo carattere dinastico e il suo Capo” conserva il titolo e gli attributi dell’ultimo Sovrano spodestato, col nome di “Pretendente”.

Tali principi sono confermati da pareri di illustri giuristi, quali S.E. il Dott. Ercole Tanturri, Primo Presidente On. Della Suprema Corte di Cassazione, cui si associarono il Prof. Leonardo Puglionisi, Docente di Dir. Canonico nell’Università di Roma e S. E. Dott. Raimondo Jannitti-Piromallo, allora Presidente di Sezione della Corte di Cassazione (Giornale di Araldica e Genealogia n. 7-12 del dic. 1954) il quale, fra l’altro scrive: “La sovranità è una qualità perpetua, indelebilmente collegata e unita nei secoli a tutta la discendenza di colui che l’ha per primo conseguita o rivendicata e si concretizza nella persona fisica del Capo di Nome e d’Arme della Dinastia, indipendentemente da qualsiasi considerazione o indagine di natura politica, giuridica, morale e sociale che di quest’ultimo possa farsi, e che, come insegna anche la storia, non può assolutamente incidere sulla sua qualità sovrana”.

Aggiunge il Gorino-Causa: “Le onorificenze possono essere conferite anche da chi non gode più in atto della sovranità territoriale. Il Sovrano spodestato, conserva la collazione dei suoi Ordini Gentilizi, mentre perde il Gran Magistero di quelli della Corona, facenti parte del patrimonio dello Stato”. In altri termini, come il Sovrano è titolare di due ben distinti patrimoni economici: quello privato e quello della Corona; parimenti è titolare di due distinti patrimoni araldici: quello dinastico-familiare e quello dello Stato. La perdita della sovranità territoriale importa di conseguenza la perdita di tutto ciò che si appartiene alla Corona ma giammai di ciò che costituisce patrimonio personale sia economico che araldico.

Nella figura del Sovrano spodestato, oltre al legittimo esercizio del Gran Magistero dei suoi Ordini Dinastici, rimane quella speciale, indelebile qualità che lo rende “Fons Honorum”.

Scrive un illustre Magistrato, S.E. il Dott. Ciro Gini, Primo Presidente On della Suprema Corte di Cassazione, in Sentenze della Magistratura italiana pronunciate posteriormente alla Legge 3 marzo 1951: Sarebbe lo stesso che voler inibire ai discendenti di Casa Savoia di conferire l’Ordine della SS. Annunziata o quelli dei SS. Maurizio e Lazzaro, entrambi di pertinenza esclusiva della loro “ Casa già Sovrana “ o ad Otto di Asburgo di conferire l’Ordine del Teson d’Oro che in effetti spesso conferisce a chi gli aggrada.

Non può, invero, dubitarsi sulla qualità di “Pretendente” in Umberto di Savoia, non potendo giammai Egli ritenersi “Sovrano debellato”. E’ notorio, infatti, che Egli, subito dopo il “ Referendum “ del 1946, decise di partire per l’estero senza neppure attendere l’esito della proclamazione ufficiale dei risultati, quale chiaro atto di protesta al mondo come erano state condotte le consultazioni; esplicita manifestazione di non accettare, né riconoscere, il valore giuridico né politico della votazione.

Conformemente dunque alla prevalente autorevole Dottrina, nessuno ha mai dubitato della “Fons Honorum” dei Rappresentanti di antiche Dinastie spodestate, onde, i lontani discendenti della Imperial Famiglia “Angela Flavia” ebbero a concedere numerosi titoli nobiliari, la cui validità non venne mai messa in dubbio dagli Organi un tempo preposti alla loro tutela.

Parimenti, nessuno ha mai dubitato della legittimità di celebri Ordini Cavallereschi, appartenenti a  Dinastie non più regnanti, quali il citato “Toson d’Oro” degli Asburgo oppure l’ “Ordine Costantiniano” della Casa Borbone Due Sicilie, entrambi ambitissimi non meno del Sovrano Ordine Militare di Malta, mentre numerosi sono gli esempi di titoli nobiliari concessi da Sovrani spodestati e pur riconosciuti validi in campo internazionale.

Basta ricordare quelli concessi da Re Ferdinando II di Borbone dall’esilio di Gaeta, riconosciuti dalla Consulta Araldica Italiana; il titolo di Principe di Santa Flavia, concesso dal detto Sovrano, nella euforia della inattesa vittoria riportata su Garibaldi a Caiazzo, all’Ambasciatore di Spagna Don Salvatore Bermuda de Castro e confermato dalla Consulta Araldica con decreto 19 dicembre 1886, alla sua legittima discendente, Donna Maria Bermudes.

Lo stesso Re Vittorio Emanuele II come ci tramanda Raffaele de Cesare ne “La fine di un Regno”  per concedere al Generale Cialdini il titolo nobiliare di “Duca di Gaeta”, chiese preventivamente una esplicita “REFUTA” al Borbone già in esilio, costituendo esso titolo un “appannaggio personale” dell’antico Sovrano.

Innumerevoli sono gli esempi, antichi e contemporanei, di Sovrani decaduti, i quali, pure in esilio e fuori dal proprio territorio si sono avvalsi della prerogativa di nobilitare o concedere onorificenze dei propri Ordini Dinastici: dall’Imperatore Sigismondo, che, nel 1416, a Parigi, pregato dal Re Carlo VI di Francia, creò Cavaliere quel tal Sig. De Signal, onde abilitarlo all’ufficio di Siniscalco a Beaucaire, a S. Luigi Re di Francia, che prigioniero del Sultano Maleth, creò cavaliere un suo favorito, servitore musulmano, a condizione della preventiva conversione al cattolicesimo.

Passando ai tempi moderni, ricordiamo il Granduca Cirillo che, proclamatosi Capo della Dinastia Romanoff, dopo l’eccidio di Ekaterinemburg, concesse a Matilde Fejxejevna, moglie del fratello Granduca Andrea, il titolo di Principessa Kransinka ed a Natalia Cerenetovski, moglie dell’altro fratello Granduca Michele, il titolo di Principessa Broso; ad entrambe, il trattamento di Altezza Serenissima; Re Vittorio Emanuele III, il quale, riconobbe la legittimità del conferimento del titolo di “ Duca di Danarca “ (Cipro) concesso dall’esilio, dal Re di Spagna, al Marchese Torres; Re Leopoldo del Belgio che, pur in stato di prigionia, concesse alla consorte, il titolo di Principessa de Rety, col trattamento di Altezza Reale, Re Carol di Romania che, dal lontano esilio in Brasile, concesse alla Sig.na Magda Lupescu, il titolo di Principessa Reale di Romania col relativo trattamento di Altezza.

Persino la Repubblica di San Marino ha riconosciuto la qualità principesca della Dinastia Canusiana, alla quale appartenne la celebre Contessa Matilde.

Titoli tutti pienamente riconosciuti in campo internazionale, pur essendo concessi da Sovrani non più nell’effettivo esercizio del loro potere politico.

Di tali premesse dottrinarie e di diritto internazionale, si pervenne in Italia a numerose affermazioni in campo giurisprudenziale, con sentenze civili e penali, passate in giudicato, con le quali veniva riconosciuta la qualità sovrana di alcuni Gran Maestri di notissimi Ordini Indipendenti, ritenuti, pertanto,  soggetti di Diritto Pubblico Internazionali” e non compresi quindi nel divieto dell’art. 8 della Legge che prevedeva “Enti, Associazioni e privati”.

Con l’abolizione degli speciali Organi un tempo preposti alla tutela dei titoli nobiliari, OGGI, L’UNICA AUTORITÁ CHIAMATA A DECIDERE IN MATERIA È LA MAGISTRATURA, la quale provvede alla delibazione delle decisioni emesse dai Tribunali Arbitrali. Questa l’ “accertamento del titolo e della successione” deve applicare l’Ordinamento 5 luglio 1896 n. 314 , essendo stata abolita dalla Costituzione tutta la Legislazione araldica posteriore al 28 ottobre 1922 ( § XIV Transitorie ), della quale sopravvive solamente l’Ordinamento 7 giugno 1943 n. 651.

I Principi, Capi di Nome e d’Arme delle Case ex Regnanti, sono nel pieno, legittimo e giuridico possesso delle “ Prerogative Dinastiche” consistenti nella “FONS HONORUM”, per cui, possono validamente concedere titoli nobiliari, con o senza predicati, relativi ai loro ex domini, nonchè onorificenze degli Ordini Cavallereschi di loro collazione dinastico- familiare.

Fermo restando la indiscriminata facoltà di “accettazione” di tali onorificenze e di quelle concesse da “Stati Esteri”, da parte dei cittadini italiani, ne è consentito dei medesimi un “uso limitato”, in mancanza della prevista autorizzazione da parte del Ministro degli Affari Esteri, nei rapporti “privati in pubblico”, col solo obbligo della specificazione del grado e dell’Ordine di appartenenza, salvo ad ottenerne l’autorizzazione per un più completo uso ufficiale.

Per consolidata Giurisprudenza, dalla legittimità dell’acquisto deriva la legittimità dell’uso dei Titoli, come espresso dalla Sentenza del Pretore di Napoli Dottor Tullio CHIARIELLO, Nr. 2230 del 2 febbraio 1942. “

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Nel mondo esistono circa ottomila membri di famiglie già Sovrane (cit. Nob.Dott.Andrea Borella),oltre al Celebre Ordine di Malta regnarono in varie epoche sui propri territori.

In Italia, a parte i SAVOIA ed I BORBONI e i MEDICI, esistono Case Sovrane di assodata validità, storicità e riconoscimento giuridico, circa la “Fons Honorum” tramite Sentenze. Fra queste si possono ricordare:

SAVOIA AOSTA

ASBURGO-LORENA

ASBURGO d’AUSTRIA

ESTE BORBONE-PARMA

AMOROSO COMNENO ANGELO FLAVIO LASCARIS PALEOLOGO D’ARAGONA Sentenze Amoroso

PATERNÒ CASTELLO CARCACI AYERBE D’ARAGONA

PATERNÒ CASTELLO DI CARCACI VALENCIA E SARDEGNA Sentenze Paternò

D’ALTAVILLA d’HAUTEVILLE SICILIA-NAPOLI Sentenze D’Altavilla

LAVARELLO LASCARI PALEOLOGO COSTANTINOPOLI SERBIA Sentenze Lavarello

LA BRUNA ANGELO DUCAS LASCARIS DI COSTANTINOPOLI Sentenze La Bruna

NEMAGNA PALEOLOGOSentenze Nemagna

FOCAS FLAVIO ANGELO DUCAS COMNENO GAGLIARDI DE CURTIS Sentenze De Curtis

NAVIGAIOSI DI LEMNOS Sentenze Navigaiosi di Lemnos

L’assemblea delle Nazioni Unite, accogliendo il 24/08/1994 l’Ordine di Malta quale membro osservatore permanente, lo ha poi comunemente definito come una “entità Sovrana priva di territorio”.

Alla luce di quanto sopra esposto e utilizzando la terminologia adottata dalle Nazioni Unite per definire la natura dell’Ordine di Malta, per analogia di termini è dunque possibile definire modernamente “Entità Sovrana priva di territorio anche tutte le suddette dinastie, pur non avendo esse mai richiesto oppure ottenuto un riconoscimento ufficiale quale membro dell’Assemblea e Nazioni Unite.

Prerogative dinastiche, “Fons honorum”, Sovranità

-note storiche e dottrina giuridica-.

Come antico insegnamento della Dottrina, la Sovranità, nel suo pieno esercizio, comprende la esplicazione di quattro diritti fondamentali: 1. Lo “JUS IMPERII”, cioè il diritto al comando; 2. Lo “JUS GLADII”, cioè il diritto d’imporre l’obbedienza col comando; 3. Lo “JUS MAJESTATIS”, cioè il diritto di essere onorato e rispettato; 4. Lo “JUS HONORUM”, cioè il diritto di premiare il merito e la virtù.

Secondo lo “studio legale di diritto nobiliare” di Viareggio, che da oltre 10 anni si occupa esclusivamente di diritto nobiliare e di giurisprudenza araldica con lo scopo di difendere i diritti dei Nobili e dei Gran Maestri degli ordini  cavallereschi avanti i tribunali della Corte Superiore di Giustizia Arbitrale, “allorquando un Sovrano viene estromesso dal dominio politico di un territorio, senza che compia alcun atto abdicativo o di acquiescenza al nuovo Ordinamento Politico, Egli subisce una “compressione” nei suoi due diritti, jus imperii e jus gladii, che conserva però come, suol dirsi “in pectore et in potentia”, nella qualità di “ Pretendente al Trono perduto

Detto studio legale, che guidato dal Conte Emilio Petrini Mansi Marchese della Fontanazza Nobile dei Marchesi, Patrizio di Lucca ha ottenuto numerosi riconoscimenti in  Italia e a livello internazionale e  che è composto da iscritti all’albo dei procuratori  legali arbitrali avanti i tribunali civili della Corte Superiore di Giustizia Arbitrale, afferma inoltre nel proprio sito che:

Allorquando un Sovrano viene spodestato Egli conserva, invece, in tutta la loro interezza, l’esercizio degli altri due diritti, jus maiestatis e jus honorum, che costituiscono la sua particolare Prerogativa che va sotto il nome di “FONS HONORUM”, connaturata nella sua funzione sovrana, che si esplica nella facoltà di “CREAR NOBILI ED ARMAR CAVALIERI” negli Ordini Cavallereschi di collazione dinastico-familiare del proprio Casato.

Tale diritto si trasmette “Jure sanguinis” all’infinito, ai propri discendenti, in persona del “Capo di Nome e d’Arme della Dinastia”, onde il principio di diritto pubblico inglese “Rex non moritur” nel senso di perpetuazione dinastico-funzionale di tale Reale Prerogativa.

Storicamente ciò si spiega perché il Sovrano, Monarca Assoluto o Costituzionale, esercita un mandato “per grazia di Dio”; legato al principio teologico “omnis potestas a Deo”; crisma che, per la sua natura divina, non può conoscere limiti.

Il Sovrano, può perdere tali “Prerogative” soltanto in seguito a capitolazione politica, sotto forma di abdicazione, rinuncia, vassallaggio, acquiescenza, il che vien detto “debellatio”.

E’ naturale, infatti, che il territorio, non può essere “soggetto” bensì “oggetto” della Sovranità, in quanto su di esso si esercita la potestà sovrana ed essendo, pertanto, sottoposto a tale potere, non costituisce il potere stesso. Che la sovranità possa essere disgiunta dal territorio, lo conferma, infatti, la posizione giuridica del S.M.O.M.; quella della Santa Sede, dal 1870 al “Concordato”; della “Croce Rossa Internazionale”; un tempo della “Società delle Nazioni”, poscia delle “Nazioni Unite”, come giustamente ebbe ad osservare l’On. Casilinuovo nella relazione alla Legge 3 marzo 1951 n. 178.

Esistono dunque, di fatto, col pieno riconoscimento in campo internazionale, “Personalità Giuridiche Internazionali” assolutamente prive di territorio, come pure “Ordini Sovrani” senza sudditi né territorio.

Afferma precisamente il Bascapè del Sacro Cuore di Milano: “La famiglia principesca già sovrana, mantiene il suo carattere dinastico e il suo Capo” conserva il titolo e gli attributi dell’ultimo Sovrano spodestato, col nome di “Pretendente”.

Tali principi sono confermati da pareri di illustri giuristi, quali S.E. il Dott. Ercole Tanturri, Primo Presidente On. Della Suprema Corte di Cassazione, cui si associarono il Prof. Leonardo Puglionisi, Docente di Dir. Canonico nell’Università di Roma e S. E. Dott. Raimondo Jannitti-Piromallo, allora Presidente di Sezione della Corte di Cassazione (Giornale di Araldica e Genealogia n. 7-12 del dic. 1954) il quale, fra l’altro scrive: “La sovranità è una qualità perpetua, indelebilmente collegata e unita nei secoli a tutta la discendenza di colui che l’ha per primo conseguita o rivendicata e si concretizza nella persona fisica del Capo di Nome e d’Arme della Dinastia, indipendentemente da qualsiasi considerazione o indagine di natura politica, giuridica, morale e sociale che di quest’ultimo possa farsi, e che, come insegna anche la storia, non può assolutamente incidere sulla sua qualità sovrana”.

Aggiunge il Gorino-Causa: “Le onorificenze possono essere conferite anche da chi non gode più in atto della sovranità territoriale. Il Sovrano spodestato, conserva la collazione dei suoi Ordini Gentilizi, mentre perde il Gran Magistero di quelli della Corona, facenti parte del patrimonio dello Stato”. In altri termini, come il Sovrano è titolare di due ben distinti patrimoni economici: quello privato e quello della Corona; parimenti è titolare di due distinti patrimoni araldici: quello dinastico-familiare e quello dello Stato. La perdita della sovranità territoriale importa di conseguenza la perdita di tutto ciò che si appartiene alla Corona ma giammai di ciò che costituisce patrimonio personale sia economico che araldico.

Nella figura del Sovrano spodestato, oltre al legittimo esercizio del Gran Magistero dei suoi Ordini Dinastici, rimane quella speciale, indelebile qualità che lo rende “Fons Honorum”.

Scrive un illustre Magistrato, S.E. il Dott. Ciro Gini, Primo Presidente On della Suprema Corte di Cassazione, in Sentenze della Magistratura italiana pronunciate posteriormente alla Legge 3 marzo 1951: Sarebbe lo stesso che voler inibire ai discendenti di Casa Savoia di conferire l’Ordine della SS. Annunziata o quelli dei SS. Maurizio e Lazzaro, entrambi di pertinenza esclusiva della loro “ Casa già Sovrana “ o ad Otto di Asburgo di conferire l’Ordine del Teson d’Oro che in effetti spesso conferisce a chi gli aggrada.

Non può, invero, dubitarsi sulla qualità di “Pretendente” in Umberto di Savoia, non potendo giammai Egli ritenersi “Sovrano debellato”. E’ notorio, infatti, che Egli, subito dopo il “ Referendum “ del 1946, decise di partire per l’estero senza neppure attendere l’esito della proclamazione ufficiale dei risultati, quale chiaro atto di protesta al mondo come erano state condotte le consultazioni; esplicita manifestazione di non accettare, né riconoscere, il valore giuridico né politico della votazione.

Conformemente dunque alla prevalente autorevole Dottrina, nessuno ha mai dubitato della “Fons Honorum” dei Rappresentanti di antiche Dinastie spodestate, onde, i lontani discendenti della Imperial Famiglia “Angela Flavia” ebbero a concedere numerosi titoli nobiliari, la cui validità non venne mai messa in dubbio dagli Organi un tempo preposti alla loro tutela.

Parimenti, nessuno ha mai dubitato della legittimità di celebri Ordini Cavallereschi, appartenenti a  Dinastie non più regnanti, quali il citato “Toson d’Oro” degli Asburgo oppure l’ “Ordine Costantiniano” della Casa Borbone Due Sicilie, entrambi ambitissimi non meno del Sovrano Ordine Militare di Malta, mentre numerosi sono gli esempi di titoli nobiliari concessi da Sovrani spodestati e pur riconosciuti validi in campo internazionale.

Basta ricordare quelli concessi da Re Ferdinando II di Borbone dall’esilio di Gaeta, riconosciuti dalla Consulta Araldica Italiana; il titolo di Principe di Santa Flavia, concesso dal detto Sovrano, nella euforia della inattesa vittoria riportata su Garibaldi a Caiazzo, all’Ambasciatore di Spagna Don Salvatore Bermuda de Castro e confermato dalla Consulta Araldica con decreto 19 dicembre 1886, alla sua legittima discendente, Donna Maria Bermudes.

Lo stesso Re Vittorio Emanuele II come ci tramanda Raffaele de Cesare ne “La fine di un Regno”  per concedere al Generale Cialdini il titolo nobiliare di “Duca di Gaeta”, chiese preventivamente una esplicita “REFUTA” al Borbone già in esilio, costituendo esso titolo un “appannaggio personale” dell’antico Sovrano.

Innumerevoli sono gli esempi, antichi e contemporanei, di Sovrani decaduti, i quali, pure in esilio e fuori dal proprio territorio si sono avvalsi della prerogativa di nobilitare o concedere onorificenze dei propri Ordini Dinastici: dall’Imperatore Sigismondo, che, nel 1416, a Parigi, pregato dal Re Carlo VI di Francia, creò Cavaliere quel tal Sig. De Signal, onde abilitarlo all’ufficio di Siniscalco a Beaucaire, a S. Luigi Re di Francia, che prigioniero del Sultano Maleth, creò cavaliere un suo favorito, servitore musulmano, a condizione della preventiva conversione al cattolicesimo.

Passando ai tempi moderni, ricordiamo il Granduca Cirillo che, proclamatosi Capo della Dinastia Romanoff, dopo l’eccidio di Ekaterinemburg, concesse a Matilde Fejxejevna, moglie del fratello Granduca Andrea, il titolo di Principessa Kransinka ed a Natalia Cerenetovski, moglie dell’altro fratello Granduca Michele, il titolo di Principessa Broso; ad entrambe, il trattamento di Altezza Serenissima; Re Vittorio Emanuele III, il quale, riconobbe la legittimità del conferimento del titolo di “ Duca di Danarca “ (Cipro) concesso dall’esilio, dal Re di Spagna, al Marchese Torres; Re Leopoldo del Belgio che, pur in stato di prigionia, concesse alla consorte, il titolo di Principessa de Rety, col trattamento di Altezza Reale, Re Carol di Romania che, dal lontano esilio in Brasile, concesse alla Sig.na Magda Lupescu, il titolo di Principessa Reale di Romania col relativo trattamento di Altezza.

Persino la Repubblica di San Marino ha riconosciuto la qualità principesca della Dinastia Canusiana, alla quale appartenne la celebre Contessa Matilde.

Titoli tutti pienamente riconosciuti in campo internazionale, pur essendo concessi da Sovrani non più nell’effettivo esercizio del loro potere politico.

Di tali premesse dottrinarie e di diritto internazionale, si pervenne in Italia a numerose affermazioni in campo giurisprudenziale, con sentenze civili e penali, passate in giudicato, con le quali veniva riconosciuta la qualità sovrana di alcuni Gran Maestri di notissimi Ordini Indipendenti, ritenuti, pertanto,  soggetti di Diritto Pubblico Internazionali” e non compresi quindi nel divieto dell’art. 8 della Legge che prevedeva “Enti, Associazioni e privati”.

Con l’abolizione degli speciali Organi un tempo preposti alla tutela dei titoli nobiliari, OGGI, L’UNICA AUTORITÁ CHIAMATA A DECIDERE IN MATERIA È LA MAGISTRATURA, la quale provvede alla delibazione delle decisioni emesse dai Tribunali Arbitrali. Questa l’ “accertamento del titolo e della successione” deve applicare l’Ordinamento 5 luglio 1896 n. 314 , essendo stata abolita dalla Costituzione tutta la Legislazione araldica posteriore al 28 ottobre 1922 ( § XIV Transitorie ), della quale sopravvive solamente l’Ordinamento 7 giugno 1943 n. 651.

I Principi, Capi di Nome e d’Arme delle Case ex Regnanti, sono nel pieno, legittimo e giuridico possesso delle “ Prerogative Dinastiche” consistenti nella “FONS HONORUM”, per cui, possono validamente concedere titoli nobiliari, con o senza predicati, relativi ai loro ex domini, nonchè onorificenze degli Ordini Cavallereschi di loro collazione dinastico- familiare.

Fermo restando la indiscriminata facoltà di “accettazione” di tali onorificenze e di quelle concesse da “Stati Esteri”, da parte dei cittadini italiani, ne è consentito dei medesimi un “uso limitato”, in mancanza della prevista autorizzazione da parte del Ministro degli Affari Esteri, nei rapporti “privati in pubblico”, col solo obbligo della specificazione del grado e dell’Ordine di appartenenza, salvo ad ottenerne l’autorizzazione per un più completo uso ufficiale.

Per consolidata Giurisprudenza, dalla legittimità dell’acquisto deriva la legittimità dell’uso dei Titoli, come espresso dalla Sentenza del Pretore di Napoli Dottor Tullio CHIARIELLO, Nr. 2230 del 2 febbraio 1942. “

——

Nel mondo esistono circa ottomila membri di famiglie già Sovrane (cit. Nob.Dott.Andrea Borella),oltre al Celebre Ordine di Malta regnarono in varie epoche sui propri territori.

In Italia, a parte i SAVOIA ed I BORBONI e i MEDICI, esistono Case Sovrane di assodata validità, storicità e riconoscimento giuridico, circa la “Fons Honorum” tramite Sentenze. Fra queste si possono ricordare:

SAVOIA AOSTA

ASBURGO-LORENA

ASBURGO d’AUSTRIA

ESTE BORBONE-PARMA

AMOROSO COMNENO ANGELO FLAVIO LASCARIS PALEOLOGO D’ARAGONA Sentenze Amoroso

PATERNÒ CASTELLO CARCACI AYERBE D’ARAGONA

PATERNÒ CASTELLO DI CARCACI VALENCIA E SARDEGNA Sentenze Paternò

D’ALTAVILLA d’HAUTEVILLE SICILIA-NAPOLI     Sentenze D’Altavilla

LAVARELLO LASCARI PALEOLOGO COSTANTINOPOLI SERBIA  Sentenze Lavarello

LA BRUNA ANGELO DUCAS LASCARIS DI COSTANTINOPOLI  Sentenze La Bruna

NEMAGNA PALEOLOGOSentenze Nemagna

FOCAS FLAVIO ANGELO DUCAS COMNENO GAGLIARDI DE CURTIS Sentenze De Curtis

NAVIGAIOSI DI LEMNOS Sentenze Navigaiosi di Lemnos

L’assemblea delle Nazioni Unite, accogliendo il 24/08/1994 l’Ordine di Malta quale membro osservatore permanente, lo ha poi comunemente definito come una “entità Sovrana priva di territorio”.

Alla luce di quanto sopra esposto e  utilizzando la terminologia adottata dalle Nazioni Unite per definire la natura dell’Ordine di Malta, per analogia di termini è dunque possibile definire modernamente “Entità Sovrana priva di territorio anche tutte le suddette dinastie, pur non avendo esse mai richiesto oppure ottenuto un riconoscimento ufficiale quale membro dell’Assemblea e Nazioni Unite.

Prerogative dinastiche, “Fons honorum”, Sovranità

-note storiche e dottrina giuridica-.

Come antico insegnamento della Dottrina, la Sovranità, nel suo pieno esercizio, comprende la esplicazione di quattro diritti fondamentali: 1. Lo “JUS IMPERII”, cioè il diritto al comando; 2. Lo “JUS GLADII”, cioè il diritto d’imporre l’obbedienza col comando; 3. Lo “JUS MAJESTATIS”, cioè il diritto di essere onorato e rispettato; 4. Lo “JUS HONORUM”, cioè il diritto di premiare il merito e la virtù.

Secondo lo “studio legale di diritto nobiliare” di Viareggio, che da oltre 10 anni si occupa esclusivamente di diritto nobiliare e di giurisprudenza araldica con lo scopo di difendere i diritti dei Nobili e dei Gran Maestri degli ordini  cavallereschi avanti i tribunali della Corte Superiore di Giustizia Arbitrale, “allorquando un Sovrano viene estromesso dal dominio politico di un territorio, senza che compia alcun atto abdicativo o di acquiescenza al nuovo Ordinamento Politico, Egli subisce una “compressione” nei suoi due diritti, jus imperii e jus gladii, che conserva però come, suol dirsi “in pectore et in potentia”, nella qualità di “ Pretendente al Trono perduto

Detto studio legale, che guidato dal Conte Emilio Petrini Mansi Marchese della Fontanazza Nobile dei Marchesi, Patrizio di Lucca ha ottenuto numerosi riconoscimenti in  Italia e a livello internazionale e  che è composto da iscritti all’albo dei procuratori  legali arbitrali avanti i tribunali civili della Corte Superiore di Giustizia Arbitrale, afferma inoltre nel proprio sito che:

Allorquando un Sovrano viene spodestato Egli conserva, invece, in tutta la loro interezza, l’esercizio degli altri due diritti, jus maiestatis e jus honorum, che costituiscono la sua particolare Prerogativa che va sotto il nome di “FONS HONORUM”, connaturata nella sua funzione sovrana, che si esplica nella facoltà di “CREAR NOBILI ED ARMAR CAVALIERI” negli Ordini Cavallereschi di collazione dinastico-familiare del proprio Casato.

Tale diritto si trasmette “Jure sanguinis” all’infinito, ai propri discendenti, in persona del “Capo di Nome e d’Arme della Dinastia”, onde il principio di diritto pubblico inglese “Rex non moritur” nel senso di perpetuazione dinastico-funzionale di tale Reale Prerogativa.

Storicamente ciò si spiega perché il Sovrano, Monarca Assoluto o Costituzionale, esercita un mandato “per grazia di Dio”; legato al principio teologico “omnis potestas a Deo”; crisma che, per la sua natura divina, non può conoscere limiti.

Il Sovrano, può perdere tali “Prerogative” soltanto in seguito a capitolazione politica, sotto forma di abdicazione, rinuncia, vassallaggio, acquiescenza, il che vien detto “debellatio”.

E’ naturale, infatti, che il territorio, non può essere “soggetto” bensì “oggetto” della Sovranità, in quanto su di esso si esercita la potestà sovrana ed essendo, pertanto, sottoposto a tale potere, non costituisce il potere stesso. Che la sovranità possa essere disgiunta dal territorio, lo conferma, infatti, la posizione giuridica del S.M.O.M.; quella della Santa Sede, dal 1870 al “Concordato”; della “Croce Rossa Internazionale”; un tempo della “Società delle Nazioni”, poscia delle “Nazioni Unite”, come giustamente ebbe ad osservare l’On. Casilinuovo nella relazione alla Legge 3 marzo 1951 n. 178.

Esistono dunque, di fatto, col pieno riconoscimento in campo internazionale, “Personalità Giuridiche Internazionali” assolutamente prive di territorio, come pure “Ordini Sovrani” senza sudditi né territorio.

Afferma precisamente il Bascapè del Sacro Cuore di Milano: “La famiglia principesca già sovrana, mantiene il suo carattere dinastico e il suo Capo” conserva il titolo e gli attributi dell’ultimo Sovrano spodestato, col nome di “Pretendente”.

Tali principi sono confermati da pareri di illustri giuristi, quali S.E. il Dott. Ercole Tanturri, Primo Presidente On. Della Suprema Corte di Cassazione, cui si associarono il Prof. Leonardo Puglionisi, Docente di Dir. Canonico nell’Università di Roma e S. E. Dott. Raimondo Jannitti-Piromallo, allora Presidente di Sezione della Corte di Cassazione (Giornale di Araldica e Genealogia n. 7-12 del dic. 1954) il quale, fra l’altro scrive: “La sovranità è una qualità perpetua, indelebilmente collegata e unita nei secoli a tutta la discendenza di colui che l’ha per primo conseguita o rivendicata e si concretizza nella persona fisica del Capo di Nome e d’Arme della Dinastia, indipendentemente da qualsiasi considerazione o indagine di natura politica, giuridica, morale e sociale che di quest’ultimo possa farsi, e che, come insegna anche la storia, non può assolutamente incidere sulla sua qualità sovrana”.

Aggiunge il Gorino-Causa: “Le onorificenze possono essere conferite anche da chi non gode più in atto della sovranità territoriale. Il Sovrano spodestato, conserva la collazione dei suoi Ordini Gentilizi, mentre perde il Gran Magistero di quelli della Corona, facenti parte del patrimonio dello Stato”. In altri termini, come il Sovrano è titolare di due ben distinti patrimoni economici: quello privato e quello della Corona; parimenti è titolare di due distinti patrimoni araldici: quello dinastico-familiare e quello dello Stato. La perdita della sovranità territoriale importa di conseguenza la perdita di tutto ciò che si appartiene alla Corona ma giammai di ciò che costituisce patrimonio personale sia economico che araldico.

Nella figura del Sovrano spodestato, oltre al legittimo esercizio del Gran Magistero dei suoi Ordini Dinastici, rimane quella speciale, indelebile qualità che lo rende “Fons Honorum”.

Scrive un illustre Magistrato, S.E. il Dott. Ciro Gini, Primo Presidente On della Suprema Corte di Cassazione, in Sentenze della Magistratura italiana pronunciate posteriormente alla Legge 3 marzo 1951: Sarebbe lo stesso che voler inibire ai discendenti di Casa Savoia di conferire l’Ordine della SS. Annunziata o quelli dei SS. Maurizio e Lazzaro, entrambi di pertinenza esclusiva della loro “ Casa già Sovrana “ o ad Otto di Asburgo di conferire l’Ordine del Teson d’Oro che in effetti spesso conferisce a chi gli aggrada.

Non può, invero, dubitarsi sulla qualità di “Pretendente” in Umberto di Savoia, non potendo giammai Egli ritenersi “Sovrano debellato”. E’ notorio, infatti, che Egli, subito dopo il “ Referendum “ del 1946, decise di partire per l’estero senza neppure attendere l’esito della proclamazione ufficiale dei risultati, quale chiaro atto di protesta al mondo come erano state condotte le consultazioni; esplicita manifestazione di non accettare, né riconoscere, il valore giuridico né politico della votazione.

Conformemente dunque alla prevalente autorevole Dottrina, nessuno ha mai dubitato della “Fons Honorum” dei Rappresentanti di antiche Dinastie spodestate, onde, i lontani discendenti della Imperial Famiglia “Angela Flavia” ebbero a concedere numerosi titoli nobiliari, la cui validità non venne mai messa in dubbio dagli Organi un tempo preposti alla loro tutela.

Parimenti, nessuno ha mai dubitato della legittimità di celebri Ordini Cavallereschi, appartenenti a  Dinastie non più regnanti, quali il citato “Toson d’Oro” degli Asburgo oppure l’ “Ordine Costantiniano” della Casa Borbone Due Sicilie, entrambi ambitissimi non meno del Sovrano Ordine Militare di Malta, mentre numerosi sono gli esempi di titoli nobiliari concessi da Sovrani spodestati e pur riconosciuti validi in campo internazionale.

Basta ricordare quelli concessi da Re Ferdinando II di Borbone dall’esilio di Gaeta, riconosciuti dalla Consulta Araldica Italiana; il titolo di Principe di Santa Flavia, concesso dal detto Sovrano, nella euforia della inattesa vittoria riportata su Garibaldi a Caiazzo, all’Ambasciatore di Spagna Don Salvatore Bermuda de Castro e confermato dalla Consulta Araldica con decreto 19 dicembre 1886, alla sua legittima discendente, Donna Maria Bermudes.

Lo stesso Re Vittorio Emanuele II come ci tramanda Raffaele de Cesare ne “La fine di un Regno”  per concedere al Generale Cialdini il titolo nobiliare di “Duca di Gaeta”, chiese preventivamente una esplicita “REFUTA” al Borbone già in esilio, costituendo esso titolo un “appannaggio personale” dell’antico Sovrano.

Innumerevoli sono gli esempi, antichi e contemporanei, di Sovrani decaduti, i quali, pure in esilio e fuori dal proprio territorio si sono avvalsi della prerogativa di nobilitare o concedere onorificenze dei propri Ordini Dinastici: dall’Imperatore Sigismondo, che, nel 1416, a Parigi, pregato dal Re Carlo VI di Francia, creò Cavaliere quel tal Sig. De Signal, onde abilitarlo all’ufficio di Siniscalco a Beaucaire, a S. Luigi Re di Francia, che prigioniero del Sultano Maleth, creò cavaliere un suo favorito, servitore musulmano, a condizione della preventiva conversione al cattolicesimo.

Passando ai tempi moderni, ricordiamo il Granduca Cirillo che, proclamatosi Capo della Dinastia Romanoff, dopo l’eccidio di Ekaterinemburg, concesse a Matilde Fejxejevna, moglie del fratello Granduca Andrea, il titolo di Principessa Kransinka ed a Natalia Cerenetovski, moglie dell’altro fratello Granduca Michele, il titolo di Principessa Broso; ad entrambe, il trattamento di Altezza Serenissima; Re Vittorio Emanuele III, il quale, riconobbe la legittimità del conferimento del titolo di “ Duca di Danarca “ (Cipro) concesso dall’esilio, dal Re di Spagna, al Marchese Torres; Re Leopoldo del Belgio che, pur in stato di prigionia, concesse alla consorte, il titolo di Principessa de Rety, col trattamento di Altezza Reale, Re Carol di Romania che, dal lontano esilio in Brasile, concesse alla Sig.na Magda Lupescu, il titolo di Principessa Reale di Romania col relativo trattamento di Altezza.

Persino la Repubblica di San Marino ha riconosciuto la qualità principesca della Dinastia Canusiana, alla quale appartenne la celebre Contessa Matilde.

Titoli tutti pienamente riconosciuti in campo internazionale, pur essendo concessi da Sovrani non più nell’effettivo esercizio del loro potere politico.

Di tali premesse dottrinarie e di diritto internazionale, si pervenne in Italia a numerose affermazioni in campo giurisprudenziale, con sentenze civili e penali, passate in giudicato, con le quali veniva riconosciuta la qualità sovrana di alcuni Gran Maestri di notissimi Ordini Indipendenti, ritenuti, pertanto,  soggetti di Diritto Pubblico Internazionali” e non compresi quindi nel divieto dell’art. 8 della Legge che prevedeva “Enti, Associazioni e privati”.

Con l’abolizione degli speciali Organi un tempo preposti alla tutela dei titoli nobiliari, OGGI, L’UNICA AUTORITÁ CHIAMATA A DECIDERE IN MATERIA È LA MAGISTRATURA, la quale provvede alla delibazione delle decisioni emesse dai Tribunali Arbitrali. Questa l’ “accertamento del titolo e della successione” deve applicare l’Ordinamento 5 luglio 1896 n. 314 , essendo stata abolita dalla Costituzione tutta la Legislazione araldica posteriore al 28 ottobre 1922 ( § XIV Transitorie ), della quale sopravvive solamente l’Ordinamento 7 giugno 1943 n. 651.

I Principi, Capi di Nome e d’Arme delle Case ex Regnanti, sono nel pieno, legittimo e giuridico possesso delle “ Prerogative Dinastiche” consistenti nella “FONS HONORUM”, per cui, possono validamente concedere titoli nobiliari, con o senza predicati, relativi ai loro ex domini, nonchè onorificenze degli Ordini Cavallereschi di loro collazione dinastico- familiare.

Fermo restando la indiscriminata facoltà di “accettazione” di tali onorificenze e di quelle concesse da “Stati Esteri”, da parte dei cittadini italiani, ne è consentito dei medesimi un “uso limitato”, in mancanza della prevista autorizzazione da parte del Ministro degli Affari Esteri, nei rapporti “privati in pubblico”, col solo obbligo della specificazione del grado e dell’Ordine di appartenenza, salvo ad ottenerne l’autorizzazione per un più completo uso ufficiale.

Per consolidata Giurisprudenza, dalla legittimità dell’acquisto deriva la legittimità dell’uso dei Titoli, come espresso dalla Sentenza del Pretore di Napoli Dottor Tullio CHIARIELLO, Nr. 2230 del 2 febbraio 1942. “

——

Nel mondo esistono circa ottomila membri di famiglie già Sovrane (cit. Nob.Dott.Andrea Borella),oltre al Celebre Ordine di Malta regnarono in varie epoche sui propri territori.

In Italia, a parte i SAVOIA ed I BORBONI e i MEDICI, esistono Case Sovrane di assodata validità, storicità e riconoscimento giuridico, circa la “Fons Honorum” tramite Sentenze. Fra queste si possono ricordare:

SAVOIA AOSTA

ASBURGO-LORENA

ASBURGO d’AUSTRIA

ESTE BORBONE-PARMA

AMOROSO COMNENO ANGELO FLAVIO LASCARIS PALEOLOGO D’ARAGONA Sentenze Amoroso

PATERNÒ CASTELLO CARCACI AYERBE D’ARAGONA

PATERNÒ CASTELLO DI CARCACI VALENCIA E SARDEGNA Sentenze Paternò

D’ALTAVILLA d’HAUTEVILLE SICILIA-NAPOLI     Sentenze D’Altavilla

LAVARELLO LASCARI PALEOLOGO COSTANTINOPOLI SERBIA  Sentenze Lavarello

LA BRUNA ANGELO DUCAS LASCARIS DI COSTANTINOPOLI  Sentenze La Bruna

NEMAGNA PALEOLOGOSentenze Nemagna

FOCAS FLAVIO ANGELO DUCAS COMNENO GAGLIARDI DE CURTIS Sentenze De Curtis

NAVIGAIOSI DI LEMNOS Sentenze Navigaiosi di Lemnos

L’assemblea delle Nazioni Unite, accogliendo il 24/08/1994 l’Ordine di Malta quale membro osservatore permanente, lo ha poi comunemente definito come una “entità Sovrana priva di territorio”.

Alla luce di quanto sopra esposto e  utilizzando la terminologia adottata dalle Nazioni Unite per definire la natura dell’Ordine di Malta, per analogia di termini è dunque possibile definire modernamente “Entità Sovrana priva di territorio anche tutte le suddette dinastie, pur non avendo esse mai richiesto oppure ottenuto un riconoscimento ufficiale quale membro dell’Assemblea e Nazioni Unite.

 

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