IL GONFALONE DELLA SCALA

LE PARROCCHIE DEL GONFALONE

Il gonfalone della Scala si presentava con una forma vagamente triangolare ed era delimitato dall’Arno e dal tratto delle mura cittadine comprese fra la porta di San Niccolò e la porta San Giorgio.
Entro i confini del gonfalone erano comprese le parrocchie di San Niccolò, Santa Lucia dei Magnoli, Santa Maria Soprarno, San Giorgio.
Uno dei punti di riferimento dei primi abitanti del borgo Pidiglioso fu la chiesa, oggi scomparsa di Santa Maria Soprarno. Fu questa una delle antiche parrocchie di Oltrarno, essendosi iniziata la sua costruzione per volere di monsignor Giulio, vescovo fiorentino, morto nel 1181.
Alla sua fondazione la chiesa fu messa sotto la giurisdizione del piovano dell’Impruneta che eleggeva un cappellano deputato al suo governo.
La Chiesa, per essere vicina alle loro case e probabilmente costruita sui loro terreni, si trova indicata anche come Santa Maria Dè Bardi; d’altra parte quella famiglia la beneficò generosamente e vi ebbe parecchie sepolture.

STRUTTURA URBANISTICA

La parte compresa fra il Ponte Vecchio e il ponte alle Grazie la troviamo già protetta dalle mura della seconda cerchia urbana del 1173-75, costruita anche su questa sponda del fiume per proteggere i borghi che si erano sviluppati partendo dal Ponte Vecchio;
Fu appunto all’interno di queste mura che trovò protezione anche il borgo Pidiglioso, corrispondente all’odierna via dè Bardi.
L’urbanistica della Scala vede il contrasto fra il tessuto medievale e carattere popolano di borgo San Niccolò e le trasformazioni ottocentesche, improntate a esigenze di decoro e regolarità, tipiche degli edifici e del sistema viario dell’area sud di Piazza Poggi.

IL “POPOLO” DEL GONFALONE

Dalla porta di San Niccolò passavano le comunicazioni con il Valdarno e il Chianti e di conseguenza soprattutto da queste zone si inurbarono molte famiglie che iniziarono a popolare il borgo San Niccolò, situato intorno all’omonima chiesa.
La presenza di un borgo di nome “pidiglioso”, corruzione di “pidocchioso”, indica che i primi ad insediarsi furono prevalentemente gli appartenenti alla parte più povera della popolazione.
Il borgo Pidiglioso cambiò il suo nome in via dè Bardi quando questa famiglia fiorentina vi costruì il suo primo palazzo, agli inizi del XIII secolo. I Bardi ebbero il loro nome da un ascendente di nome Berardo, detto Bardo, vissuto a cavallo fra il 1000 e il 1100. Suo figlio, Pagano, a dimostrazione della già consistente posizione raggiunta, fece donazione, nel 1112, di un grande apprezzamento di terreno in Careggi alla chiesa di Santa Reparata.
Furono guelfi i più influenti cittadini fiorentini: avevano gia’ accumulato ingenti ricchezze e furono fra i primi a scoprire che si poteva trattare il denaro come una qualsiasi merce e quindi metterlo in vendita sul mercato, ricavando guadagni eccezionali.
Unendo la loro attività di grandi mercanti a quella di banchieri, dettero vita a una compagnia che per diversi anni non ebbe rivali in Europa. Il bilancio annuale della Compagnia dei Bardi, nella seconda metà del Duecento, fu di diverse volte superiore a quella del Comune.
Nella prima metà del Trecento, i Bardi, insieme ai Peruzzi, avevano prestato a Edoardo III una grossa cifra (1,365.ooo fiorini d’oro) ricevendo in cambio grandi ricompense sotto forma di privilegi, quali non pagare tasse nel regno inglese, non pagare dogane sulla lana e sul pellame che importavano.
Ma alla fine i Bardi, pressati da quanti avevano depositi nella loro banca, dovettero chiedere il rientro del capitale, accettando perfino di rinunciare gli interessi maturati.
Il re inglese, non potè o non volle pagare e per i Bardi fu il fallimento, che venne ufficialmente dichiarato nel 1345.
Con loro fallirono anche i Peruzzi, i Buonaccorsi, i Cocchi, gli Antellesi, i Corsini, i Da Uzzano e poi via via le altre piccole compagnie fino ai singoli artigiani, che in quelle banche avevano depositato i loro averi.
D’altra parte, come ancora oggi si può vedere, il territorio del gonfalone trovò sfogo prevalentemente nella parte pianeggiante vicino al fiume.
Nonostante le disagiate condizioni del territorio, Oltrarno seguitò a crescere al di fuori delle mura realizzate nel 1258, con il materiale delle torri e dei palazzi ghibellini distrutti.
Prima dell’attuale assetto, sulla riva del fiume erano attivi numerosi mulini, anzi si può dire che la maggior parte dei mulini di Firenze, nel Cinquecento, era concentrata fra l’odierna piazza di Santa Maria Soprarno e il ponte delle Grazie; in ragione di queste strutture si deduce che molti degli abitanti di questo gonfalone erano mugnai.
Non mancarono, comunque, anche le grandi famiglie che con la loro presenza arricchirono di storia questo gonfalone.


VISITE GUIDATE

  • I tesori artistici sia poco noti che conosciuti e l’architettura di eccellenza
  • I musei noti
  • La struttura urbanistica nel suo divenire storico, l’affascinante toponomastica e altre testimonianze storiche che ci raccontano la vita nel Gonfalone.

PERCORSI

  • Sulle tracce della Storia”: percorso a piedi alla scoperta del Gonfalone

IL SAPER FARE

  • Elenco delle Botteghe di Artigianato tradizionale presenti nel Gonfalone

ESERCIZI TIPICI FIORENTINI

  • Elenco degli “Esercizi tipici “ , selezionati e recensiti dal Principe Ottaviano de’Medici di Toscana di Ottajano

ESERCIZI STORICI

  • Elenco degli esercizi storici ( oltre 50 anni di attività)  annoverati  dal Comune di Firenze

BOTTEGHE D’ARTE E STUDI DI ARTISTA

  • Tracce vive della tradizionale creatività artistica fiorentina: Studi e Botteghe d’arte operanti nel Gonfalone

CULTURA VIVA

  • Le antiche accademie
  • Gli odierni cenacoli culturali di eccellenza.
  • Le testimonianze orali della tradizione

EVENTI

  • Eventi mondani e feste tradizionali
  • Curiosità e spettacoli
  • Le antiche” potenze e signorie festeggianti”

I LUOGHI DELL’OSPITALITA’ E CONVIVIALITA’

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  • Bar e ristoranti raccomandati
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