Storia e origine della “Società Civile” in Italia

La Nobiltà Civica, detta anche  Società civile, trae il nome dalla nobilitas romana e con essa è in rapporto di continuità storica. A Roma, con il progressivo livellamento tra patrizi e plebei (4° sec. a.C.), si formò anche tra i secondi un’aristocrazia che, fusa con gli antichi patrizi, costituì una classe chiusa di ottimati o notabili (nobilitas, da nosco «conosco»), a cui spettava il governo dello stato e le cui prerogative di classe erano connesse con l’ereditarietà. Il predominio della nobilitas ha caratterizzato  lo sviluppo culturale, sociale e politico  di Roma dalla seconda guerra punica all’età dei Gracchi.

In Italia la Nobilitas iniziò a ricostituirsi  nuovamente in epoca Comunale a partire dalla fine  XI° secolo ed era formata dai cosiddetti “Cittadini Generosi” nominati dal governo delle Repubbliche con apposito decreto estendibile anche agli eredi, atto che consentiva loro di poter accedere alla cariche nella Magistrature Civiche.

Durante la prima età comunale (Sec. XI) le famiglie dei Cittadini generosi   legate solo al censo o all’esercizio del potere nelle città, spesso  si contrapponevano alle famiglie che avevano antiche origini militari o feudali. A quei tempi infatti il governo delle città si esprimeva attraverso i cosiddetti “parlamenti” ovvero assemblee, alle quali si accedeva per elezione,  che  promulgavano provvedimenti legislativi emessi a maggioranza di voto proprio  come ancor oggi si usa fare  negli attuali parlamenti repubblicani, cosiddetti “moderni”. Queste assemblee erano  formate a Firenze anche da 400 persone suddivise  in “parti”, fra le quali si stabilivano forti tensioni interne legate alle lotte per il potere cittadino e a conflitti esterni (lotte tra guelfi e ghibellini)

Dopo la battaglia di Campaldino (1289), che determinò la fine  del conflitto fra Guelfi e Ghibellini, la  parte Guelfa vincitrice composta massimamente dal ceto mercantile mise fine ai  “parlamenti” e diede avvio ad un assetto del governo della Repubblica Fiorentina, che oggi definiremmo “manageriale”, assegnando le decisioni di governo non più all’esito delle votazioni espresse dalle assemblee parlamentari, ma bensì  direttamente alle commissioni consiliari delle Magistrature Civiche di competenza in base all’argomento trattato. Dette commissioni erano composte dai Cittadini generosi della Nobilitas che sedevano permanentemente ai vertici delle Magistrature . Con l’avvento del governo della società civile (Nobilitas), i cittadini generosi   iniziarono dunque ad occupare stabilmente le posizioni  di vertice all’interno delle “magistrature” loro assegnate, mentre  alla guida del Comune di Firenze sedeva una “Signoria” composta da 8 membri della Nobiltà Civica (i Priori) e da 1 Gonfaloniere di Giustizia, la quale governava solo per due mesi: ogni anno quindi si succedevano complessivamente al governo ben i 48 priori diversi fra loro e 12 distinti gonfalonieri di giustizia.  Questo continuo succedersi  di Priori e di Gonfalonieri ai vertici della Signoria costituiva una situazione deleteria che favori l’instaurarsi di una “ signoria di fatto”, diversa da quella pro-tempore al governo e formata dai capi delle famiglie più influenti che peraltro diedero anche vita allo splendore dell’Umanesimo e del Rinascimento.

In Italia le Signorie di fatto finirono poi per consolidarsi in Principato, forma di governo che presupponeva il mantenimento degli antichi ordinamenti repubblicani e della Nobiltà Civica come classe di governo e metteva a capo della Repubblica un “Principe”, oppure un “Duca” o addirittura “Granduca” facente parte della Casa “Signorile” con tutti i suoi discendenti  maschi primogeniti. A Firenze si consolidò quindi un Ordinamento  Civico Mediceo Repubblicano presieduto a vita da un Duca, poi Granduca della Dinastia Medicea, nonché dai suoi eredi maschi diretti o collaterali in linea di primogenitura. Esisteva poi il Consiglio dei 200 ed il Senato dei 48 composto dai Cittadini Generosi della Nobiltà Civica ( detta in seguito anche Nobiltà Civica Medicea), che  coadiuvano  nell’azione di  governo il Duca della Repubblica Fiorentina della Casa Medici.

Questo buon governo dei  Cittadini Generosi della Nobiltà Civica che governavano insieme al Duca o Granduca durò in Italia fino alla fine  XVIII secolo e cessò solo con  la conquista dell’Italia da Parte di Napoleone Bonaparte e dei Francesi, i quali abolirono i consigli di Cittadinanza Generosa.

Dopo la caduta di Napoleone, le grandi potenze europee che dominavano l’Italia non ricostituirono più nelle antiche città Nobili italiane gli antichi consigli cittadini formati dai Cittadini Generosi appartenenti  al ceto  della Nobiltà Civica, divenuti nel frattempo ormai circa  48.000 famiglie in tutta Italia con quasi 110.000 persone, ma preferirono  tenere saldamente in mano il governo delle Città conquistate tramite dei Monarchi assoluti appartenenti alle principali dinastie Europee. Nel frattempo massoneria e carboneria, essendo divenuto ormai impossibile ripristinare i consigli Nobili della Società Civile e desiderando comunque istituire dei consigli che mitigassero l’ingordigia dei sovrani stranieri conquistatori, cominciarono a richiedere l’introduzione della cosiddetta “costituzione” , ovvero di  una forma nuova di governo che affiancasse il sovrano assoluto con due  “parlamenti” composti da membri eletti  fra gli abitanti comuni (Camera dei deputati) e fra i cittadini generosi di antica nomina (Senato).

Questa nuova forma governo ibrida era basata quindi sul potere legislativo  delle assemblee  di tipo “parlamentare” tipiche del XII secolo, dove peraltro  le “parti” iniziarono presto a scontrarsi nuovamete fra loro come in passato causando  guerre interne e malessere sociale.  Con l’avvento di queste costituzioni cosidette “liberali” il buon governo “manageriale” della antica Nobiltà Civica guidata da un principe mecenate illuminato tramontò dunque inesorabilmente.

Con l’avvento della Dinastia Sabauda, che conquistò soprattutto con la guerra il territorio italiano,  fu imposto nel Regno di Italia  lo statuto “liberale” cosiddetto “Albertino” basato anche esso, come gli altri di quel periodo,  sul potere misto suddiviso fra Sovrano, Senato di nomina Regia e un “parlamento” eletto a suffragio ridotto fra gli abitanti. La Nobiltà Civica pre-unitaria perdette completamente il proprio ruolo di guida illuminata e i titoli nobiliari iniziarono ad essere conferiti dai Sovrani Sabaudi alle nuove  leve della borghesia a titolo solo onorifico e non civico, dietro il conferimento alla Casa Regnante di forti somme di denaro. I vecchi titoli nobiliari furono mantenuti agli aventi diritto, i quali però non esercitavano più alcuna funzione sociale di governo, tranne che quei pochi nominati Senatori.

Delle 48.000 famiglie appartenenti alla Società Civile nobiliare preunitaria, solo 2,500 famiglie circa chiesero  il riconoscimento dei propri titoli nobiliari e di cittadinanza generosa al Regno di Italia, il resto di esse preferì rimanere fedele alle vecchie cause civili e scomparve come classe sociale omogena.

Oggi la figura del Sovrano ereditario è stata sostituita in Italia da quella di un Presidente eletto, mentre il parlamento  viene  eletto a suffragio universale anziché  a suffragio ridotto; di fatto  quindi anche oggi  come nel XII secolo prevale  un “parlamento” suddiviso in parti politiche il quale, come la storia insegna, essendo per propria natura un sistema inefficiente di governo, costringe le parti a scendere  a compromessi spesso dannosi a causa delle continue difficoltà se non l’impossibilità  di conciliare facilmente lo scontro politico. Con il sistema parlamentare si è quindi  ricreata nuovamente da ormai 15o anni quella situazione di ingovernabilità che fu tipica del secolo XII, ovvero del tempo delle guerre fra guelfi e ghibellini, una situazione che  già il secolo scorso ha provocato tensione sociale (fascisti/socialisti;  anni di piombo), guerre mondiali, frequente inefficienza dell’azione di governo, crescita continua del debito pubblico, nonché una crescente pressione fiscale oggi arrivata alle stelle.

 

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