Il riconoscimento di Sovranità*

Come fanno un territorio, oppure un “entità Sovrana priva di territorio” (ovvero una Casa Sovrana già regnante), a diventare uno stato riconosciuto?

Al momento non esiste alcun percorso giuridico chiaro per ottenere il riconoscimento della sovranità statale da parte della comunità internazionale.  Il 2017 ha già visto l’organizzazione di un referendum per l’indipendenza, quello di Porto Rico dagli Stati Uniti tenutosi l’11 giugno, in cui gli abitanti dell’arcipelago caraibico hanno scelto di diventare uno stato federato e di non abbandonare Washington.

Entro autunno avverranno poi altri due referendum di questo tipo nel mondo, uno nel Curdistan iracheno e l’altro in Catalogna per l’indipendenza della regione di Barcellona dalla Spagna.

Nel 2018 si terrà poi il referendum per l’indipendenza dalla Francia della Nuova Caledonia, un arcipelago di isole nell’oceano Pacifico meridionale.

Ma come fa un territorio, ancorché governato autonomamente, oppure una “entità sovrana priva di territorio” intesa come una casa già regnante, a diventare uno stato sovrano e indipendente riconosciuto dalla comunità internazionale?

Al momento, non esiste un percorso giuridico chiaro per ottenere la sovranità statale e nemmeno alcun meccanismo stabilito legalmente che determini quando e come questo riconoscimento avvenga.

Il diritto internazionale afferma che tutte le nazioni del mondo hanno il diritto di determinare il proprio destino, compreso lo status politico delle proprie libere istituzioni.

Il diritto all’autodeterminazione dei popoli è sancito dalla Carta delle Nazioni Unite e chiarito nel Patto internazionale sui diritti civili e politici, adottato dall’Onu nel 1966 ed entrato in vigore dieci anni più tardi.

Esiste dunque un diritto delle autorità, dei popoli, oppure delle entità Sovrane prive di territorio intese come le Case sovrane ex regnanti, di veder riconoscere la propria sovranità  da parte della comunità internazionale?

In realtà no, perché questo principio giuridico è interpretato come il diritto posseduto da ciascuna popolazione di determinare da chi e come essere governata.

Questo avviene perché la maggior parte degli accordi internazionali che affermano l’autodeterminazione dei popoli furono per lo più scritti durante il periodo della decolonizzazione.

Il contesto storico in cui è maturato tale principio non può infatti essere ignorato. Durante questo periodo, gli imperi coloniali andavano smantellandosi.

Queste entità erano diventate costose da mantenere, gli stessi vantaggi economici derivanti dalla colonizzazione potevano essere raggiunti grazie ad accordi con i nuovi governi formalmente indipendenti e la pressione politica all’interno delle colonie era diventata insostenibile.

È proprio qui il nocciolo della questione infatti: assumere il punto di vista dello stato che deve riconoscere la sovranità a un proprio territorio.

Quello che complica tutto è il fatto che, perché un territorio governato autonomamente, oppure un “entità sovrana priva di terrirorio”( ovvero una Casa Sovrana ex Regnante),possa dichiararsi uno stato sovrano, un’altra entità stata dovrà perdere parte del proprio territorio.

Siccome questa perdita va a intaccare l’integrità territoriale di un paese, senza l’autorizzazione di quest’ultimo ci si troverebbe in presenza di una violazione delle norme internazionali.

Il mutuo riconoscimento dell’integrità nonché dell’inviolabilità del proprio territorio è un principio cardine del sistema internazionale, che risale addirittura al trattato di pace di Westfalia del 1648 che pose fine alla guerra dei trent’anni in atto in Europa.

Quindi il riconoscimento di un nuovo stato significa essenzialmente riconoscere legalità al trasferimento della sovranità su un territorio da un’autorità a un’altra.

Un organismo internazionale, come ad esempio l’ONU, oppure una Casa sovrana già regnante, non possono semplicemente togliere pezzi di territorio a uno stato senza l’autorizzazione di quest’ultimo. Se lo facessero metterebbe in discussione il sistema stesso delle regole internazionali.

Il Kosovo, per esempio, ha dichiarato la propria indipendenza dalla Serbia nel 2008, ma fino ad oggi non possiede una piena sovranità statale, nonostante più della metà degli stati membri delle Nazioni Unite ne riconosca l’autorità sul territorio che governa.

Questo perché la Serbia continua a rivendicare il proprio legittimo controllo su quella che considera una propria provincia ribelle.

Allo stesso modo, Spagna e Iraq dovranno rinunciare alle proprie pretese di sovranità su Catalogna e Curdistan affinché queste comunità possano vedere riconosciuta la propria autorità statale.

Dunque l’unico modo per sapere come fa un territorio governato autonomamente a diventare uno stato sovrano è imparare dal passato.

Gli stati più recenti del mondo sono il Sudan del Sud, riconosciuto nel 2011 e Timor est, riconosciuto nel 2002.

In questi due casi, come per l’Eritrea nel 1993, le autorità che governano quei territori si sono viste riconoscere la propria sovranità statale come parte degli accordi di pace che hanno messo fine ai conflitti in cui erano coinvolte.

Dunque uno dei metodi perché un territorio autonomo veda riconosciuta la propria sovranità passa attraverso l’ottenimento del permesso da parte della precedente autorità statale che governava quelle terre.

Questo è anche il caso di tutte quelle entità statali che sono nate a seguito della decolonizzazione avvenuta tra gli anni Cinquanta e Settanta del Novecento.

Invece, per quanto riguarda i nuovi stati creatisi all’inizio degli anni Novanta nell’area dell’ex Unione Sovietica, questi si sono visti riconoscere la propria sovranità a causa del dissolvimento della precedente autorità statale che li governava e che da un giorno all’altro non è esistita più.

Ma come funziona il riconoscimento di uno stato indipendente?

Affinché uno stato sia dichiarato tale, è necessario che tutti gli stati membri delle Nazioni Unite, compreso quello che in precedenza governava il territorio interessato, riconoscano l’indipendenza del nuovo paese.

Ma anche qui non esiste una procedura chiara e definita per vedersi riconoscere la propria indipendenza.

Spesso questo riconoscimento è determinato dal clima politico internazionale contingente e dai temi geopolitici sul tavolo della comunità internazionale al momento della richiesta.

Il mancato riconoscimento della Palestina come stato sovrano è un classico esempio di questa realtà.

Finché infatti non ci sarà un accordo internazionale, in particolare una pacificazione dei rapporti con il vicino Israele, non sarà possibile per l’Autorità Nazionale Palestinese vedersi riconoscere la propria sovranità sul territorio di Gaza e della Cisgiordania come un’unica entità statale indipendente.

*Articolo tratto da https://www.tpi.it/  (con aggiunta di alcune note di direzione)

 

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