ALBI D’ORO DELLA TOSCANA
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CITTADINARIO FIORENTINO (1474-2024 )
A / B / C / D / E , F / G / H / I , L / M / N , O / P , Q / R / S / T , U / V / X Y W Z
❧ ALBO D’ORO MEDICEO ❧
CASATI VIVENTI O ESTINTI · 1474–2024
500 La sentenza alla quale si fa riferimento, era stata proferita in contraddittorio giudizio dal Magistrato Supremo di Firenze, il 26 gennaio 1634, tra Giovanni e Francesco Antonio di Simone da Semifonte (popolo di S. Stefano a Albagnano) da una parte, e Cosimo di Bastiano Gangalandi dall’altra. Quest’ultimo pretendeva di discendere dalla stessa famiglia da Bagnano dei primi, ma non riuscì a provarlo, mentre nel corso del processo Giovanni e Francesco Antonio certificarono la loro diretta successione da un fratello di Guido di Dando da Bagnano, riseduto tra i priori nel 1345.
501 In realtà la famiglia era Bellincini, ma chiamata Bagnesi per varie disposizioni testamentarie, come quella del senatore Giuliano di Simone Bagnesi del 1635, che lasciava tutti i suoi beni purché i Bellincini assumessero il suo nome e l’arme e fissassero il proprio domicilio a Firenze. Il documento stilato dal segretario della deputazione, Peruzzi, sosteneva come, in considerazione dell’ammissione per giustizia di questo casato all’Ordine stefaniano, si sarebbe potuto concedergli la classe del patriziato, se non avesse creato perplessità il fatto che i Bellincini, originari di Modena, si fossero stanziati a Firenze solo dal 1618. Lettera patente del granduca Cosimo III ove il comparente era nominato col titolo di marchese.
502 Raffaello era stato notaio della Signoria nel 1531 e poi proconsolo nel 1523 e 1521. Il figlio, Giovan Battista, risultava matricolato all’Arte della seta. Si allega una patente del principe cardinale Francesco Maria Medici ove un fratello del comparente, Piero Baldesi, è nominato «gentiluomo familiare».
503 Si allegava ai documenti anche una copia della legge del 1432 dove si disponevano le regole di conferimento dell’incarico di pennoniere. Una fede dell’archivista del Comune fiorentino attestava come, in vari Estimi dal 1371 al 1427, membri di questa famiglia fossero stati descritti come «nobili di contado», ma il Peruzzi escluse esplicitamente a quest’attestazione ogni valore di prova di nobiltà generosa. Il casato viene ammesso solo nel 1754, nonostante avesse presentato le sue provanze già da alcuni anni, perché la deputazione aveva smarrito la documentazione relativa. Copia di diploma dei Conservatori di Roma dato ad un omonimo del comparente, ragioniere generale e collaterale del papa in Dalmazia nel 1660, dove è ammesso alla nobiltà romana..
504 Giovanni Baldovinetti aveva inquartato la propria arme con quella dei di Poggio conformemente alla volontà testamentaria di Jacopo di Poggio.
504 Giovanni Baldovinetti aveva inquartato la propria arme con quella dei di Poggio conformemente alla volontà testamentaria di Jacopo di Poggio.
505 Questa era una famiglia di nobiltà feudale a tutti gli effetti, come veniva dimostrato anche dalle copie che si allegavano di alcuni patti stabiliti nel 1470 tra i figli di Lazzero Barbolani, il primo investito del feudo, e la Repubblica fiorentina, patti ancora osservati all’epoca della presentazione dei documenti. Si iscrissero a Firenze, nonostante risiedessero vicino ad Arezzo, per essere in possesso della cittadinanza fiorentina dal 1385, mentre non avevano mai avuto quella aretina.
506 Si chiede il patriziato senese e, avendo la cittadinanza fiorentina, anche quello di Firenze. Si allega la «grazia della remissione in buon giorno» del 20 luglio 1769, rescritto sovrano che concedeva al comparente di presentarsi per esser descritto nei libri d’oro nonostante fossero scaduti i termini. Fede che l’ascendente Nuti di Jacopo, calzolaio, aveva riseduto nelle supreme cariche pubbliche di Siena nel 1372 e nel 1378, ma non si poté provare la continuità dei godimenti pubblici. Il trasferimento a Firenze si supponeva essere avvenuto intorno al 1430. Si avanzano due perplessità da parte della deputazione: la prima riguardava la prova della diretta discendenza, la seconda il mantenimento della qualità nobile da parte dei membri della famiglia. Inoltre non si attestava il trasferimento della famiglia da Siena (di dove era originaria e dove non aveva dimostrato la propria nobiltà) a Firenze.
507 Nell’ins.8 di questa filza si allega un primo gruppo di provanze, compresa una sentenza di un processo avvenuto in contraddittorio di fronte al Magistrato Supremo nel 1558, contro il ramo di Orazio Bardi, per dimostrare la discendenza del ramo del comparente dallo stesso stipite di quello di Orazio. Nell’ins.9 si raccolgono lettere scritte dai vari membri di altri rami della casata Bardi, datate variamente ed indirizzate ai familiari del comparente. Nell’ins.10 si ripresenta nuovamente la documentazione attestante la presunta nobiltà, mentre nell’ultimo inserto si conservano lettere diverse ritenute significative per giustificare il proprio status.
508 Le prime residenze attestate erano quelle di priore nel 1421 e di gonfaloniere nel 1430.
509 Da una fede allegata risultava un antenato di Francesco Vincenzo, tale Filippo, designato nel 1524 per risiedere come priore per la Minore, sebbene risultasse anche matricolato all’Arte della seta fin dal 1507. Ne conseguiva che, essendo l’Arte della seta una delle maggiori, Filippo avrebbe potuto anche essere estratto per la Maggiore. Così pure i suoi antenati, i quali, «benché nel priorista e negli squittinii siano descritti coll’affisso di spadaro, non esercitavano però tale arte, ma bensì erano speziali», come si giustificava dalla fede della matricola dell’Arte dei medici e speziali prodotta. Per altro, un fratello di un ascendente del comparente era stato effettivamente squittinato per la Maggiore nel 1391, quindi l’ipotesi si presentava verosimile.
510 La prima residenza attestata è nel priorato per la Minore dal 1523. Il fatto che la famiglia avesse sempre riseduto per la Minore, fece esigere al Rucellai, conformemente all’articolo nono dell’istruzione alla legge del 1750, che si presentassero le giustificazioni esaminate dal Consiglio dell’Ordine stefaniano e con le quali si era ottenuto l’abito per giustizia nel 1685. Si temeva infatti che al tempo fosse stato dispensato dal fare le provanze in virtù di una qualche grazia magistrale. A questa richiesta si unirono anche Guadagni e Tornaquinci, rivolgendosi segretamente a Pisa per avere le necessarie informazioni. In effetti, sulla base dei documenti raccolti, il cavaliere Girolamo Bartolommei era stato ammesso a seguito di un rescritto magistrale che rimediava ad alcune irregolarità emerse nel processo.
511 In realtà, a ragione delle perplessità della deputazione circa l’attendibilità di questa ressidenza, testimoniata da una sentenza del Magistrato Supremo (giudicata poi non attendibile) e la solidità patrimoniale della famiglia, i due postulanti avevano inizialmente ottenuto solo la descrizione nei registri della nobiltà per grazia (decreto del 16 dicembre 1805). Si era a questo punto presentata una nuova istanza per il patriziato fiorentino, visto il desiderio altrimenti irrealizzabile di essere ammessi per giustizia nell’Ordine stefaniano.
512 Tra i numerosi documenti presentati, si inclusero: la fede del processo per le provanze di nobiltà del quarto Betti ammesso nell’Ordine di Malta, la nomina per la carica di guardia alle porte della città nei sospetti di peste, le ammissioni ai Casini dei nobili. Risultarono alcuni antenati notai dei Signori, ma i deputati non sollevarono alcuna obiezione al riguardo. Un ramo della famiglia si era trasferito in Alicante e un altro ad Ancona. Si allegarono fedi autentiche delle monacazioni in conventi per damigelle di numerose fanciulle della famiglia.
513 La descrizione nei libri d’oro inizia a partire da Francesco, riseduto priore nel 1518, ma la prima residenza attestata dai documenti risaliva al 1421, per il priorato, e al 1427, per il gonfalonierato. I documenti estratti dai registri della Decima iniziavano dal 1427.
514 Le residenze nelle pubbliche magistrature risultano aver avuto inizio nel 1352, con un priorato, ma la descrizione nella classe del patriziato comincia dal comune antenato Bernardo, proprietario dei beni iscritti ai registri della Decima del 1533. È da notare come si ricordino avi vissuti nella seconda metà del XV secolo definiti come «mercatori».
Casato rimosso in data 1 Marzo 2026 dal Libro d’Oro Mediceo della Nobiltà toscana ai sensi dell’art.35. della Legge Nobiliare Toscana del 31 luglio 1750 (Si esibiscano parimente le Armi di ciascuna famiglia dipinte coi loro veri colori, e distinte colle loro proprie insegne) rinnovata da S.A.R. il Granduca Ottaviano de’ Medici di Toscana con Sovrano Decreto del 24 aprile 2023, per mancata presentazione di uno Stemma di Famiglia valido entro il termine previsto dalla procedura amministrativa.
515 I comparenti sono pupilli, si presentano perciò con il consenso dei loro tutori.
6 Si inizia la descrizione da Ugolino, scrutinato per risedere per la Maggiore nel 1524, mentre una fede attestava una precedente residenza nel priorato nel 1455.
517 Si attestano anche residenze pubbliche, ma solo per la Minore dal 1471.
Conte (mpr), Barone di Montaperti (mpr), Nobili di Siena (mf) (D.G.M del 14/1/2021), Don; Nobili di Firenze (mf) (D.G.M. del 9/10/2020), Don; presenze nell’Ordine dei Cavalieri di Santo Stefano P.M..
*Decreto Magistrale di ammissione per Giustizia al Cittadinario, Pagina. 36r, Nobili del Quartiere di San Giovanni (1600-2024), in virtù della lettera patente del 9/19/2020 di S.A.R. il Granduca Ottaviano de’Medici di Toscana per la concessione di grazia del titolo di Nobile di Firenze.
Famiglia originaria del Portogallo attualmente residente a Pavia; la descrizione della Nobiltà del Casato inizia dal Conte Claudio di Bruno di Raffaele senza pregiudizio delle prove di Nobiltà più antiche.
(DAL BORGO ** CARRO – LION BIANCO?)
518 Si allega solo l’iscrizione alla Decima fiorentina.
519 Si allega particola del testamento del 1611 di Diamante Cambini, vedova di Raffaello dalla Fonte, in base alle cui disposizioni questa famiglia veniva vincolata ad assumere il cognome Cambini.
520 Nel dicembre 1773 si ottiene grazia di potersi presentare all’esame della deputazione, nonostante siano scaduti i termini,. Si ricorre alle deposizioni di alcune persone tra le più distinte della Pieve di S. Stefano e dichiaranti come la famiglia del comparente fosse sempre vissuta civilmente e delle proprie entrate. Si allega inoltre l’elenco di altri godimenti pubblici esercitati e delle proprie sostanze. Tra l’altro, si attesta di aver partecipato al gioco del calcio nella piazza di Santa Croce di Firenze. I deputati però, dietro suggerimento del Rucellai, tennero sospesa la pratica di ammissione in attesa di prove inconfutabili in grado di dimostrare che, nonostante la ristrettezza del patrimonio, i Brandolini non avessero mai praticato Arti deroganti la nobiltà o contratto matrimoni con famiglie plebee.
Nobile di Firenze (m.f.) (D.G.Med. del 07/09/2021);
*Decreto Magistrale di ammissione per Grazia al Cittadinario: Vol.3 Pagina 20v, famiglie gentilizie del Quartiere di San Giovanni (1654-2024), in virtù della lettera patente del 07/09/2021 di S.A.R. il Granduca Ottaviano de’Medici di Toscana per la concessione di grazia del titolo di Nobile di Firenze, senza riconoscimento di qualsivoglia sentenza, privilegio, godimento di onore o consuetudine che si pretendesse allegare ai fini di assolvere le disposizioni di divieto contemplate dalla Legge 31/7/1750 Art.16 (Sudditi non essere ne doversi reputar Nobili), Art. 21 (Nobili di stati alieni), Art. 22 (Sudditi fatti nobili per concessione di altri Sovrani) e Art. 65 (Brevetti onorifici militari o cavallereschi di potenze estere), disposizioni tutte che S.A.R., di certa scienza e colla pienezza della sua suprema volontà, ha inteso mantenere per quanto risulti necessario.
Famiglia originaria di Torino (TO), attualmente residente a Torino; la descrizione della Nobiltà del Casato inizia dal Nobile Don Alessandro, senza pregiudizio delle prove di Nobiltà più antiche.
521 Si dichiarano discendenti dall’antica famiglia Schelmi, i cui membri erano stati esiliati da Firenze per motivi politici, condannati come ghibellini e magnati della città, quindi trasferitisi a Montecatini nella Valdinievole. La deputazione avanzò qualche dubbio riguardo alla discendenza genealogica dall’antico casato Schelmi.
522 La deputazione non dubitava né della discendenza né della continuata nobiltà, ma il dubbio restava sulla qualità dei godimenti e, in particolare, relativamente all’ufficio di pennoniere o alfiere del gonfaloniere. Tra i documenti prodotti per il patriziato, si trovano: l’immatricolazione all’Arte della lana nel 1339, l’elezione a castellano di Bibbiena (compresa in quel tempo nella classe delle castellanie maggiori) nel 1394, l’elezione nel 1431 alla carica di pennoniere dei gonfalonieri, un avo descritto nel 1616 fra i capaci a risiedere tra i consoli dell’Arte del cambio.)
523 Squittinati per risedere per la Minore fin dal 1524, epoca dalla quale si inizia la descrizione.
524 Questa famiglia, residente a San Miniato, non fu in grado di provare l’esercizio ininterrotto delle cariche pubbliche. Dichiarò di discendere da antichi cittadini fiorentini della fazione ghibellina e per ciò stesso, esclusa dall’esercizio del potere politico, al pari di quanti dichiarati «grandi e magnati». Ci si appellava quindi all’articolo decimo dell’istruzione della legge del 1750, in base al quale l’esser stata classificata famiglia magnatizia veniva considerato sufficiente per venir esentati dalla prova delle residenze. La deputazione sollevò qualche obiezione quanto alla pretesa di dimostrare l’appartenenza alla fazione ghibellina per il solo fatto che un proprio ascendente, Giovanni di Guido, nel 1282 fosse stato mallevadore per i ghibellini in occasione della pace col cardinale Latino.
525 Il cognome Franchini era stato aggiunto a quello Buonaparte in virtù di un decreto del Magistrato delle Decime del 19 maggio 1751, a seguito di una disposizione testamentaria. Una breve informazione riferisce come i Buonaparte, originari del popolo di san Niccolò d’Oltrarno (gonfalone della Scala), fossero stati banditi da Firenze nel 1268 insieme agli altri ghibellini. Si allega una fede estratta dagli Statuti vecchi della città di San Miniato dalla quale risultava che un progenitore dei comparenti, tale Moccio, fosse riseduto per giustizia nel 1337. Altra fede estratta dai registri pubblici di San Miniato attesta l’inventario dei beni confiscati a Leonardo di Antonio di Moccio, riconosciuto ribelle del comune di Firenze e, per quell’accusa, fatto decapitare. Ci si dichiara discendenti dallo stesso stipite dell’altra famiglia Buonaparte precedentemente ammessa.
528 La famiglia Buonaccorsi aveva inquartato l’arme e il cognome Perini conformandosi alla volontà testamentaria espressa da Carlo Perini nel 1698. La famiglia risultava squittinata sempre per la Minore. Fedi del godimento del Magistrato dei sedici gonfalonieri di Campiglia.
529 Residenze nelle pubbliche magistrature civiche attestate dal 1343. (BUONARROTI SIMONI **? LION NERO?
526 La famiglia era stata ammessa al Popolo di Firenze nel 1393 e squittinata per risedere nel 1411.
527 Erano infatti nobili cittadini originari di Firenze, ma stabilitisi da lungo tempo a Pisa. Già ammessi nella nobiltà pisana, chiesero l’iscrizione ai registri del patriziato fiorentino facendo riferimento a una sentenza data in contraddittorio del Magistrato Supremo il 24 marzo 1622 (e si riconosceva a un ascendente del comparente la qualifica di nobile cittadino fiorentino come discendente da Paolo del Buono, riseduto nel 1345 gonfaloniere per giustizia di Firenze). Ottengono grazia dei primi di ottobre 1771 per potersi registrare nonostante il ritardo nel presentarsi ai deputati. Patrimonio opulento.


